L’AQUILA – “La legge sulla ricostruzione dell’Aquila e del cratere potrebbe diventare presto realtà, tutti i partiti sono d’accordo sul testo, stiamo valutando di sfruttare la normativa speciale che consente di approvarla direttamente in commissione”.

È fiducioso l’onorevole del Partito democratico Giovanni Lolli circa i lavori del comitato ristretto chiamato a esprimersi sulla norma che dovrebbe ridisegnare la nuova “governance” della ricostruzione, anche se “per il momento si tratta soltanto di una legge che affronta solo la parte procedurale della ricostruzione e non quella finanziaria, che vedremo in un secondo tempo”.

Su questo secondo punto Lolli è più dubbioso: “sono quasi tre anni che ci sgoliamo per chiedere una tassa di scopo, l’avessimo chiesta a giugno o luglio 2009 gli italiani avrebbero capito e si sarebbero messi le mani in tasca senza problemi, oggi la situazione è decisamente cambiata e, complice la crisi, la vedo molto più difficile”.

“In ogni caso – aggiunge l’esponente democrat – L’Aquila si gioca una partita importante, il governo di Mario Monti ha cambiato atteggiamento rispetto all’inizio, in cui sembrava un po’ distratto, è una finestra di opportunità che dobbiamo imboccare subito sennò rischiamo di rimanere in fuorigioco”.

“Per questo la politica aquilana, che pure è eccessivamente frammentata – dice ancora Lolli – deve fare questo sforzo di rimettere L’Aquila al centro del dibattito nazionale”.

Onorevole, lei è stato da sempre un sostenitore della necessità di una legge per la ricostruzione.

Credo sia attualmente l’unico strumento in grado di rilanciare L’Aquila e il “cratere”. Di questa cosa, ormai, sono consapevoli tutti i deputati che fanno parte del comitato ristretto che si sta occupando del provvedimento. Credo che la norma possa essere approvata in “sede legislativa deliberante”, cioè direttamente in commissione, senza passare per l’aula. Una procedura straordinaria per una situazione che lo è altrettanto. Nel comitato, tra l’altro, ci sono persone qualificatissime, che in passato hanno avuto a che fare con i terremoti e con le ricostruzioni post-sisma. E il governo è ben rappresentato dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti Guido Improta.

Quali sono gli obiettivi che avete individuato come prioritari nella legge?

Sicuramente il superamento della logica commissariale e la semplificazione dei processi di ricostruzione che sono appesantiti da una bardatura burocratica eccessiva.

E la norma finanziaria?

Questo è un aspetto che sarà visto successivamente, intanto interveniamo sull’assetto della “governance” della ricostruzione, poi discuteremo di soldi. Non sarà semplice capire dove prendere le risorse, anche in considerazione del fatto che secondo noi si è perso troppo tempo: un mese o due dopo il terremoto una nuova imposta per L’Aquila sarebbe stata ben accetta dagli italiani, oggi la vedo più complicata. Però nel frattempo è necessaria una ricognizione sulle somme effettivamente disponibili a oggi ed è necessario quantificare con una certa precisione il danno. Allora chiedemmo un’imposta che garantisse un’entrata costante di un miliardo di euro l’anno, così saremmo stati al riparo da qualsiasi sorpresa.

Sembra che il governo, dopo una fase di assestamento, cominci a occuparsi seriamente dell’Aquila.

Devo dire che quando l’attuale esecutivo ha iniziato a muovere i primi passi, ero un po’ sconcertato dal disinteresse e dalla superficialità con la quale è stato affrontato il problema dell’emergenza e della ricostruzione, adesso mi sembra che ci sia un cambiamento di rotta importante: in tal senso la nomina del ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca a “luogotenente” del governo per la questione L’Aquila è un segnale importante. Barca conosce benissimo L’Aquila, c’è stato sin dai primi mesi dopo la tragedia del 6 aprile 2009, è un ex direttore generale del ministero dell’Economia: insomma, ha un curriculum di sicura garanzia.

Qualcuno lo ha descritto come il nuovo Gianni Letta.

C’è una differenza: Gianni Letta aveva assunto su di sé, con grande disponibilità, il compito di seguire il nostro territorio e ha fatto tanto per noi ma non aveva un’investitura ufficiale da parte del presidente del Consiglio dei ministri, Barca, al contrario, ha un incarico formale ed è affiancato da un tavolo di lavoro istituzionalizzato, di cui fa parte anche il sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà.

A livello locale, invece, come vede la situazione? Nelle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco per le elezioni di primavera si ripropone, in parte, il confronto tra il primo cittadino in carica, Massimo Cialente, e il primario del San Salvatore Vittorio Festuccia, che già duellarono nel 2002. C’è aria di resa dei conti?

Premetto che ho sempre ritenuto che un sindaco uscente non dovrebbe passare per le primarie. Però la condizione particolarissima che vive la città impone da un lato che l’opinione pubblica si esprima su questi tre anni di gestione del governo locale da parte di Massimo Cialente, dall’altro che i cittadini abbiamo in mano uno strumento di partecipazione in questo sentimento di generale dispersione. Quanto a Vittorio Festuccia sono certo non abbia sentimenti di rivalsa: la sua è stata una scelta da uomo di grande generosità qual è, una volontà di rimettersi in gioco per il bene comune.

La maggioranza, però, intanto perde pezzi, e due partiti rappresentati in Giunta, Rifondazione e Italia dei valori, sono molto critici nei confronti di Cialente, mentre i centristi dell’Unione di centro e di Alleanza per l’Italia sono indecisi sul da farsi.

È risaputo che Udc e Api non riconoscono alle primarie validità politica, con loro continueremo a confrontarci secondo lo stile “classico” dei partiti. Da Rifondazione sono giunte questioni legittime, il dialogo è aperto e spero voglia diventare parte attiva nelle primarie. I dipietristi, invece, proprio non li capisco: né nelle motivazioni che hanno avanzato per correre da soli con Angelo Mancini (capogruppo al Comune, ndr) né nei toni, francamente sopra le righe, nonostante continuino a conservare il loro posto in Giunta (con l’assessore agli Affari generali Pierluigi Pezzopane, ndr).

Anche i comitati hanno drenato risorse umane ai partiti tradizionali del centrosinistra.

All’Aquila, dopo il terremoto, sono nate molte forme di aggregazione spontanea, di cui i comitati sono una parte importante ma non esclusiva. Basta girare per le frazioni: decine di pro-loco, onlus e associazioni che si danno un gran da fare, e questo è molto utile e importante per la coesione sociale. Quanto ai movimenti civici che hanno deciso di scendere in campo alle elezioni, rispetto le loro scelte ma vorrei che questo sentimento fosse reciproco. Ci sono molti esempi di politici che in questi tre anni non si sono risparmiati né tirati indietro, compiendo anche errori, è evidente, ma certi giudizi tagliati con l’accetta mi sono parsi molto ingenerosi. Complessivamente, però, posso dire che il vero fenomeno negativo è la passività, chi non fa nulla o si adagia, tutto il resto è comunque da considerare positivamente.

Come il centrosinistra, anche i vostri competitori sono molto divisi.

La frammentazione della politica è lo specchio della società aquilana. Servivano un messaggio unificatore e una volontà di rimettere insieme i pezzi. Non ne siamo stati capaci, questo è evidente tra le nostre fila ma lo è ancora di più nello schieramento di centrodestra. Speriamo che dopo le elezioni la nuova classe dirigente sia in grado di combattere coesa per rimettere al centro L’Aquila e imboccare questa finestra di opportunità, forse l’ultima, che il governo ci ha offerto.

Infine una domanda personale: sarà ancora Lolli a rappresentare per conto del Pd L’Aquila e il “cratere” in Parlamento?

Io ho avuto tantissimo dal mio partito, ho lavorato molto e ho ancora tanta energia dentro. Se però mi dovessero dire che il mio tempo è scaduto non avrei nulla da ridire, sono soddisfattissimo della mia carriera politica e rimarrei lo stesso a disposizione della città. Quello che ci siamo detti con il segretario nazionale, Pier Luigi Bersani, è che comunque vadano le cose un rappresentante aquilano democrat a Roma ci sarà sicuramente. Naturalmente, se cambierà la legge elettorale e dovessero essere reintrodotti i collegi uninominali, bisognerà combattere per il seggio.