L’AQUILA – La termografia al servizio dei monumenti. E’ la “chiave di volta” per la salvaguardia del patrimonio artistico secondo gli esperti della Soprintendenza che stamattina hanno presentato un lavoro per la diagnostica dello stato di conservazione delle principali chiese della diocesi aquilana, terminato nei mesi appena precedenti al terremoto dopo circa quattro anni di lavoro.

L’analisi aveva evidenziato i punti di debolezza di alcune facciate delle più note chiese del capoluogo, debolezze che proprio il sisma ha confermato.

“Se si riuscisse ad ampliare l’analisi anche agli altri monumenti del territori, specialmente quelli a maggiore rischio sismico, si potrebbe intervenire con azioni preventive e ridurre il rischio crollo” ha detto Domenica Paoletti, docente della facoltà di Ingegneria che si è occupata dell’analisi dei monumenti.

Il convegno “Un approccio scientifico e metodologico all’uso della termografia: realtà e luoghi comuni tra passato, presente e futuro”, organizzato dall’Ateneo aquilano in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila e dall’Arcidiocesi dell’Aquila, si protrarrà per tutta la giornata nell’aula magna della facoltà di ingegneria dell’Università dell’Aquila (ex Optimes) ed è dedicato alle applicazioni della termografia alla ricerca scientifica ed, in particolare, al contributo che questa può dare al territorio dell’Aquila in termini di recupero del patrimonio artistico, ed edilizio nella ricostruzione.

LO STUDIO PRE-SISMA

Durante i lavori è stato presentato uno progetto di diagnostica sullo stato di conservazione delle principali chiese della diocesi aquilana, recuperato dai laboratori della facoltà di Ingegneria.

Il lavoro, commissionato dalla Curia e finanziato per un triennio dalla Fondazione Carispaq, era stato ultimato pochi giorni prima del terremoto dell’aprile 2009. Insieme con i dati precedentemente raccolti, costituisce una testimonianza importante sul patrimonio artistico prima del sisma, tanto più se si considera che molti archivi sono andati distrutti.

Il suo scopo è quello di illustrare il contributo che la tecnica termografica può dare al territorio dell’Aquila, durante la fase di ricostruzione, in termini di recupero e valorizzazione del patrimonio artistico ed edilizio. In particolare, oltre agli ultimi sviluppi tecnico-scientifici, sono stati presentati i risultati di una vasta attività di monitoraggio dello stato di degrado delle chiese e degli edifici storici della provincia dell’Aquila, eseguita dal Laboratorio “Laser” della Facoltà di Ingegneria che, da sempre, è impegnato a far ricadere sul territorio i risultati della ricerca scientifica.

Sono state esaminate più di 40 chiese, per ognuna delle quali è stata stilata una dettagliata scheda in cui, oltre ai principali dati storici e iconografici, sono segnalati i possibili problemi individuati durante la diagnostica, venendo a costituire così un importante database.

L’importanza di questo database è cresciuta notevolmente dopo il sisma del 6 aprile 2009, a causa della distruzione o della inagibilità di molti archivi e soprattutto perché alcune delle anomalie, individuate preventivamente tramite indagini termografiche, sono risultate il punto debole di tali strutture in occasione del sisma. Il terremoto ha dato la possibilità di verificare l’utilità e l’attendibilità di un’indagine a tappeto tramite termografia, che in futuro potrebbe essere estesa ad altre chiese e palazzi storici rilevanti in tutta la provincia in modo da poter effettuare lavori di consolidamento prima che si verifichino eventi devastanti.

La diagnostica, effettuata dal Laboratorio “Laser” della Facoltà di Ingegneria, ha riguardato essenzialmente l’individuazione di anomalie termiche sulle facciate e sulle pareti esterne delle chiese, ricollegabili a diversità strutturali, infiltrazioni di umidità o presenza di strutture nascoste. Dopo il terremoto, alcune delle criticità evidenziate si sono rivelate veritiere. I risultati di tali indagini sono stati presentati a un convegno internazionale che si è tenuto a Venezia nel settembre 2010.