L’AQUILA – Entrano in case inagibili, spesso pericolanti, smontano e caricano l’arredamento nuovo e vecchio e portano via tutto, in una sistemazione temporanea oppure in magazzino.

Quale che sia la situazione, è sempre uguale la missione dei traslocatori, che stanno lavorando fino allo sfinimento nell’Aquila post-6 aprile 2009, quella in cui la quasi totalità del patrimonio immobiliare è da rifare.

Logico, quindi, che accanto ai nomi tradizionali del settore si siano aggiunte arrembanti start-up che, partendo da un camion e una scala, sono entrate con slancio in questo mercato divenuto all’improvviso sconfinato.

Lavora dappertutto, case e uffici, enti e privati, nel capoluogo come all’estero, la Traslochi e logistica L’Aquila 99, di Vittorio Cesarini e Alessandro Crivello.

Che ci sia da svuotare un appartamento in zona rossa piuttosto che in periferia, la loro squadra di operai, “tutti aquilani”, sottolineano quello che ritengono un valore aggiunto, va dappertutto. E ‘tenta’ la clientela con una serie di offerte speciali.

Tre anni di esperienza e la volontà di radicarsi ed espandersi: in arrivo, infatti, ci sono nuovi mezzi mentre è già disponibile un magazzino, preso in affitto ad Avezzano (L’Aquila), dove i prezzi sono un quarto più bassi che nel capoluogo, sottolinea Crivello.

Quando avete cominciato?

Abbiamo accumulato un’esperienza triennale cominciando a lavorare fin da dopo il terremoto e portando a termine più di 500 traslochi.

Quali sono stati quelli più pericolosi?

Sicuramente quelli nei centri storici dell’Aquila e dei comuni del “cratere”. Abbiamo lavorato anche all’interno di case pericolanti, me ne ricordo per esempio una vicino alla prefettura crollata, o anche in appartamenti in via XX settembre. Molte volte con noi c’erano anche i vigili del fuoco. A via Campo di Fossa, una delle più colpite dal sisma, c’era una palazzina completamente appoggiata su se stessa. Siamo entrati dentro e abbiamo smontato i mobili, con la scala fuori si caricavano nel camion. Molti erano da buttare.

Rimuovere i mobili dalle case inagibili, ma per metterli dove?

Abbiamo pensato anche a questo, con un capannone che fa da deposito ad Avezzano. Al momento ospitiamo una decina di clienti, c’è molto spazio perché abbiamo circa 800 metri quadrati. Siamo dovuti andare nella Marsica perché all’Aquila il prezzo dei capannoni ha raggiunto cifre assurde, anche 7 euro al metro quadrato: ad Avezzano ne paghiamo 1,5, meno di un quarto.

Gli affari vanno bene?

A gonfie vele, per fortuna, questo è un settore che non subisce la crisi e tira moltissimo, specialmente all’Aquila. La ricostruzione pesante deve ancora partire, per dieci anni credo che si continuerà a spostare arredamento qua e là.

Voi che avete cominciato da pochi anni come vi rapportate con le ditte tradizionali più importanti e storiche di questo settore?

Loro hanno il nome, ma rispondiamo con pacchetti molto vantaggiosi per chi scommette su di noi: smontaggio, imballaggio, trasporto, deposito per 18-24 mesi e ritorno una volta finiti i lavori, tutto a 5 mila euro iva compresa. Com’è noto questa somma è quella massima che può essere rimborsata dallo Stato.

Quali sono le risorse umane e tecniche che potete mettere in campo?

Come mezzi abbiamo due camion e una scala con carrello di 20 metri. In arrivo ce n’è anche una più grande. Inoltre abbiamo quattro operai, tutti aquilani, che lavorano assieme a me e al mio socio.

Qual è stata la richiesta più strana che avete ricevuto fino a oggi?

Una volta una signora voleva a tutti i costi recuperare alcuni mobili da una casa pericolante. Pensavo si trattasse di antiquariato, mobili di pregio, invece erano da buttare. Eppure li rivoleva a ogni costo!

E la tappa più lontana che avete raggiunto?

Lavoriamo per lo più nell’Aquilano e in Abruzzo, ma in questi giorni sto stilando un preventivo per un trasloco Rieti-Bruxelles: non ci facciamo spaventare dalla distanza.