L’AQUILA – Il polo elettronico dell’Aquila trasformato in un luogo per fiere ed eventi in barba alla vocazione industriale del sito.
È rabbiosa la protesta di un gruppo di ex cassintegrati di Finmek Solutions, come dimostra la nota inviata alla redazione di AbruzzoWeb da uno dei 75 lavoratori, dal 19 aprile in mobilità, Giampaolo Biondi, che spiega di parlare anche “a nome di tanti colleghi” che hanno assistito, insieme alla città, alla crisi di una realtà che, negli anni d’oro, occupava circa 5 mila persone e via via si è svuotata, fino all’attuale quadro desolante.
“Non devo certo ricordare delle tante promesse fatte, soprattutto in campagna elettorale, su aziende che ‘dovrebbero’, ‘vorrebbero’, ‘avrebbero’ ma alla fine dei conti da 6 anni non se ne vede l’ombra. Non devo ricordare delle tante parole spese dai nostri politici sul loro impegno a mantenere la vocazione del sito e a garantire sulla propria pelle, salendo e occupando la fabbrica con noi qualche tempo fa, che se non fossero riusciti a risolvere il problema industriale avrebbero pensato comunque al problema occupazionale”, sottolinea Biondi.
“Ora di certo – aggiunge – non può passare inosservata la manovrina della fiera del Salone dei parchi che viene svolta dentro i locali della Finmek, che da qualche tempo sono diventati di proprietà del Comune dell’Aquila, perché fa male vedere che tutto viene fatto in sordina e stanno cercando di rendere il tutto accogliente, nonostante dietro le paratie perimetrali dell’evento è ben visibile il degrado in cui versa da tempo lo stabile”.
“Stabile – ricorda il lavoratore – acquisito dal Comune e sul quale sono partiti da qualche mese dei lavori di ristrutturazione del tetto grazie ai soldi della ‘legge mancia’, al fine di renderlo appetibile per le aziende”, anche se, “voci di corridoio dicono che è già in programma, per giugno, la fiera dell’edilizia”.
“Ci chiediamo – prosegue la nota – se si stia pensando a un uso diverso del sito dell’ex Polo elettronico: a creare lì un centro fieristico? All’ennesismo centro commerciale? E allora paradossalmente meglio spostarci, come qualcuno aveva pensato, anche i locali della ‘movida’ aquilana”.
“Dove si vuole arrivare?” è la domanda che i lavoratori si pongono.
“Certo è che potevano almeno essere meno spudorati e dare una parvenza di contentino a chi non percepisce salario da quattro mesi e vede quello che era il suo luogo di lavoro utilizzato per altro – è l’amara considerazione – magari chiamando qualcuno degli ex lavoratori anche solo per i tre giorni della fiera a svolgere un piccolo lavoro, che di certo non avrebbe risolto il problema ma sarebbe stato almeno un contentino”.
“Queste considerazioni – conclude Biondi – è frutto di rabbia, rabbia nel vedere una città che non riesce a rialzarsi, rabbia nel trovarsi tante porte sbarrate e nel vedere l’incapacità di molti”.



