L’AQUILA – “Il nostro fine è quello di raccogliere il grido di disperazione dei nostri carissimi concittadini ormai allo stremo delle proprie forze e di rendere queste richieste messaggi, chiari e forti, alle nostre istituzioni”.
Esce finalmente allo scoperto, anche se in modo estremamente prudente, il movimento “La locomotiva”, che da circa un mese sta tappezzando i muri del centro disabitato e della periferia dell’Aquila con manifesti ironici e caustici contro la governance della ricostruzione.
L’ultimo, intercettato da AbruzzoWeb pochi minuti dopo essere stato attaccato, solo mercoledì sera.
Chi sono e cosa vogliono questi “ferrovieri”? La nota non risponde a tutte le domande.
“‘La locomotiva’ – scrivono – non ha nulla da condividere con nessun movimento o assemblea cittadina o lista civica”.
Quest’ultimo punto smentisce in particolare una diceria che si stava diffondendo in ambienti cittadini su una possibile preparazione per le Amministrative 2012.
Inoltre, “quale sia la nostra identità conta poco o nulla”, scrive la nota, facendo capire chiaramente che l’anonimato continuerà.
“Quello che riteniamo importante – conclude la Locomotiva – è il messaggio che da circa un mese diffondiamo in città per un rispetto della dignità di chi soffre e nello stesso tempo viene invitato a tacere i propri diritti, con false verità e promesse mai mantenute”.
In conclusione un messaggio religioso, che stona un po’ con le legnate affibbiate sui manifesti al vice commissario Antonio Cicchetti, vicino agli ambienti vaticani.
“Con la speranza che Cristo dia ascolto e la sua mano a chi un giorno avrebbe voluto bagnare con il pianto la propria felicità”.
Il mistero continua.
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