L’AQUILA – Un laboratorio progettuale dell’Università di Bologna, sotto la guida del grande urbanista Christian Shaller, che immaginerà il recupero in chiave bio-architettonica e con un percorso partecipato dei 10 ettari e dei 25 edifici dell’area di Collemaggio all’Aquila, oggi in stato di abbandono, di proprietà dell’Azienda sanitaria locale.

Questa la proposta illustrata oggi da Giancarlo Silveri, direttore della Asl Avezzano-L’Aquila-Sulmona, e da Wittwrida Mitterer dell’associazione Bioarchitettura onlus.

Dopo aver illustrato il progetto, Silveri non ha voluto rispondere domande relative al processo in corso che vede coinvolti una decina di ragazzi del gruppo “Casematte” che, nel post-terremoto, hanno occupato uno stabile di proprietà della Asl per realizzare un luogo di aggregazione, e a cui Silveri ha chiesto un risarcimento di 50 mila euro nell’ambito del processo per invasione di edifici pubblici.

Quanto al laboratorio, si tratta di una “operazione a costo zero – ha sottolineato subito il manager – che vuole essere un nostro fattivo contributo di idee che sarà poi offerto alle valutazioni del Comune, che ha la competenza urbanistica. Non a caso ho avvertito il sindaco di questa iniziativa. L’obiettivo della Asl è quello di valorizzare un suo bene, che allo stato attuale non è appetibile sul mercato, e che solo in minima parte ci occorre per una destinare sanitaria”.

Per la Mitterer, “il laboratorio avrà la durata di un anno, abbiamo già molti iscritti da tutta Italia. Il primo step sarà quello di caprie di cosa la città ha bisogno e dunque attiveremo un percorso di ascolto del territorio, dei cittadini, dei suoi stakeholder – ha proseguito – In base al risultato elaborerà un meta-progetto, ovvero una cornice generale di indirizzo entro cui dovrà essere elaborata la progettazione specifica”.

La scommessa è quella di trasformare l’area oggi quasi tutta abbandonata e fatiscente in un quartiere ecologico, in un polo d’attrazione vitale con residenze, uffici, spazi verdi, corsi d’acqua, con l’utilizzo di materiali e tecnologie a bassissimo impatto ambientale.

“Sarà importante valutare la continuità e una complementarietà del nuovo quartiere con la città, non serve infatti un conglomerato urbano a sé stante che raddoppi le funzioni e in competizione con il centro storico”, ha aggiunto ancora la Mitterer.

Potranno iscriversi al laboratorio, organizzato da Bioarchitettura onlus insieme al dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna entro il 30 marzo 2014 o a chi ha conseguito una laurea in un disciplina scientifica, o h concluso un corso di studi post diploma di almeno quattro anni in uno dei paesi della comunità europea. Il costo sarà di 1.440 euro.

Partirà il 24 aprile con primo sopralluogo, e già il 25, con modalità che saranno comunicate, si organizzerà il primo incontro on i cittadini che vorranno partecipare per dare il loro contributo di idee. Si terranno anche incontri con storici, amministratori locali, che potranno dare ulteriori ed utili contributi alla progettazione.

Il patrimonio edilizio di Collemaggio era uno dei beni che la Asl doveva mettere in vendita nel 2007 per fare cassa. Poi però, ha spiegato ancora Silveri, “grazie al risanamento dei conti della sanità, è venuta meno questa impellenza, e dunque ben vengano queste iniziative che possano dare un futuro a quest’area”.

“Ci siamo limitati a vendere all’Università l’ex Salvatore per 8 milioni di euro, sul mercato c’è l’ex Inam che ha un valore di 11 milioni. Su Collemaggio riteniamo giusto fare, per l’intereresse della città, un ragionamento più a lungo termine”, ha concluso.