L’AQUILA – A don Giovanni Gatto potrebbe essere assegnata addirittura una scorta.
Il parroco di Tempera, la frazione dell’Aquila semidistrutta dal terremoto del 2009, ha denunciato di essere stato avvicinato da due impresari riconducibili al clan camorristico dei Casalesi, interessati a mettere le mani sulla ricostruzione della chiesa del paese ma che, come svela don Giovanni ad AbruzzoWeb “miravano anche ad altro”.
Due soggetti che provarono a persuaderlo già quattro anni fa e che sono tornati a materializzarsi aspettandolo sotto casa un paio di settimane fa.
Il parroco è stato ascoltato per circa quattro ore dai carabinieri del Reparto operativo alla stazione di Paganica, in due distinti colloqui. Il primo, racconta, più informale con il maresciallo Nunzio Gentile, nella giornata di sabato. Il secondo, domenica, con tanto di verbalizzazione e dettagli, e con il tenente colonnello Andrea Ronchey.
I due presunti casalesi “sono stati rivisti anche da un’altra persona che non me lo ha detto subito per non impaurirmi”, svela poi don Giovanni, lasciando intendere come la loro fosse una presenza assidua nella zona, probabilmente fissa nell’Aquilano. “La seconda volta mi hanno avvicinato con la ‘scusa’ di una confessione, che ovviamente non gli ho rilasciato e li ho trattati a malo dopo. Quando li ho rivisti mi è venuto un po’ di timore quindi ho fatto un percorso diverso dal solito per tornare a casa”.
I militari dell’Arma, prima di ascoltarlo, avevano già letto le notizia di stampa, prima fra tutte l’intervista rilasciata a La Tribuna di Treviso, nella quale don Giovanni denunciava il recente episodio e che era stato al centro anche di un post su Facebook, poi cancellato.
“Prima di denunciare pubblicamente il fatto ho riflettuto a lungo e mi sono confrontato con l’associazione Libera che ha sede anche a Paganica”, racconta don Giovanni, che per ragioni di indagini non svela di più sull’accaduto.
“I carabinieri fanno le loro indagini – si limita a dire – mi sono molto vicini, per il momento mi hanno offerto dei passaggi in auto e suggerito di stare molto attento. Mi hanno consigliato di non andare troppo in giro. Non c’è nessun tipo di protezione, decideranno loro se adottarlo in base al rischio, ma sono molto sereno e non pretendo nulla”.
“La nuova legge mi rende molto tranquillo”, aggiunge don Giovanni, con riferimento al decreto Enti locali che ha definitvamente affidato a soprintendenza e provveditorato alle Opere pubbliche il patrimonio ecclesiastico da recuperare, a seconda che sia da ristrutturare o da ricostruire da capo.
Una definizione legislativa arrivata dopo anni di contese, con le pressioni della Curia per gestire la ricostruzione degli immobili di culto.





