L’AQUILA – Nella guerra a suon di carte bollate in casa Udc al Comune dell’Aquila si registra una prima, parziale e a tempo, vittoria del consigliere comunale Piero Di Piero.

Come molti ricordano l’ex capogruppo di An Alessandro Piccinini, primo dei non eletti nel partito della Vela alle scorse amministrative, nei mesi scorsi ha presentato ricorso al Tar dell’Aquila contestando l’incompatibilità dell’architetto aquilano con il ruolo di consigliere comunale. Incompatibilità sancita anche dalla cosiddetta legge Barca dell’agosto scorso, che non ha valore retroattivo ma che consentirebbe allo stesso Piccinini di tornare tra i banchi del Consiglio comunale.

Se da un lato, infatti, i giudici hanno emesso un’ordinanza con cui è stata rigettata l’istanza dell’avvocato aquilano dall’altro hanno riconosciuto la validità del ricorso, sul quale il collegio giudicante non ha potuto decidere in maniera definitiva in quanto il termine di novanta giorno entro il quale Di Piero  può scegliere tra i due ruoli (quello di tecnico o di consigliere comunale) non è ancora scaduto.

Nel dispositivo, infatti, è scritto come ‘risulti di tutta evidenza la situazione di conflitto di interessi in cui, allo stato, versi il Di Piero, per entrambe le ragioni illustrate nel ricorso introduttivo e, segnatamente, sia in quanto lo stesso partecipando, quale consigliere comunale, alla redazione del cosiddetto piano di ricostruzione, potrebbe influire sull’attività professionale svolta, in qualità di architetto impegnato nelal ricostruzione post sisma, eventualmente favorendo, quantomeno sotto il profilo temporale, le opere commissionate; sia in quanto verrebbe a sovrapporsi la figura del controllato, con quella di controllore, atteso che le opere di ricostruzione, pur formalmente commissionate dai privati nel singolo interesse, risultano finanziate con fondi statali, erogati dall’ente locale, che provvede anche ai successivi controlli’.

Uno stato di cose sui i giudici non hanno ritenuto di intervenire perchè, come detto e scritto nell’ordinanza, i termini per le dimissioni da consigliere non sono ancora scaduti.

‘Ritiene, tuttavia, il Collegio che tale situazione di conflitto d’interesse non determini, allo stato, nessuna incompatibilità alla carica di consigliere comunale, idonea a incidere sulla validità dell’atto di proclamazione degli eletti – scrivono i giudici – Ed, infatti, la cosiddetta legge Barca risulta entrata in vigore dopo le elezioni comunali, idonea ad incidere direttamente sulla validità dell’atto di proclamazione degli eletti. La citata norma, (pur prevedendo l’incompatibilità tra la carica di consigliere comunale e, tra l’altro, quella di progettista e/o direttore dei lavori delle opere di ricostruzione post sisma, circostanza questa che determina il giudizio del tribunale sull’evidenza, in fatto, della situazione di conflitto di interessi in cui versa il Di Piero) attribuisce a cuili che venga a trovarsi nella descritta situazione il diritto di scegliere tra la rinuncia a tutti gli incarichi professionali e la carica elettiva, da esercitare nel termine di 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, allo stato non ancora scaduti. Ne consegue che l’eventuale dedotta incompatibilità del Di Piero potrà eventualmente essere azionata, in virtù della citata norma, soltanto quando, spirato il richiamato termine, lo stesso non abbia ritualmente lo ius eligendi’.

Insomma una vittoria che lascia il tempo che trova per l’ex presidente del Centro turistico del Gran Sasso, che adesso dovrà scegliere quale percorso intraprendere. Al contempo Piccinini ha già inoltrato una diffida al Comune dell’Aquila per rimuovere la situazione di incompatibilità.

‘Mi aspettavo un’ordinanza del genere – spiega Piccinini – e sono molto contento che nelle motivazioni anche i giudici sanciscano lo stato di incompatibilità e confilitto d’interessi di Di Piero. I termini della legge Barca, che non è retroattiva, non sono ancora scaduti ed è normale che il Tar non abbia preso una decisione definitiva. La palla ora passa a Di Piero e allo stesso Comune, al quale ho già ho inoltrato una diffida. Se non si dimetterà dovrà essere lo stesso ente a dichiararne l’incompatibilità e quindi la decadenza da consigliere comunale’.