L’AQUILA – Sono arrivate a circa 100 i filoni archiviati della maxi inchiesta sul terremoto relativi ai crolli meno gravi nel “cratere”.

Si tratta di edifici molto vecchi delle città ma soprattutto dei paesi, nei quali le indagini della procura della Repubblica non hanno portato all’individuazioni di responsabilità.

Qualche settimana fa, la Procura era arrivata a chiedere l’archiviazione per una cinquantina di casi; ora si apprende delle avvenute istanze per altri cinquanta filoni.

L’attività di indagini e di verifica sulle cause dei crolli va avanti spedita: in particolare, nella grande mole di lavoro un ruolo importante e silenzioso lo sta svolgendo il corpo forestale dello Stato che, in pratica, è stato coinvolto negli accertamenti di quasi tutti i filoni di indagine.

Nei crolli archiviati, denunciati da proprietari e inquilini, non ci sono state vittime: la cause, secondo la procura e i tecnici che hanno effettuato i rilievi, sono da attribuire alla violenza del sisma e alla vetustà degli edifici.

Il numero dei casi aperti scende da circa 200 a circa 100: tre filoni, la casa dello studente, il convitto nazionale e la sede della facoltà di ingegneria a Roio, sono stati definiti e ci sono state le richieste di rinvio al Gup.

Le vicende per le quali le indagini sono in fase di conclusione e stanno per essere effettuate le richieste al Gup o al Gip sono il crollo del palazzo di via D’Annunzio, quello di via XX Settembre 79, via Sant’Andrea e via Generale Rossi, dove ci sono stati numerosi morti.