L’AQUILA – “Il 29 novembre di quest’anno, il personale di Polizia penitenziaria della casa circondariale dell’Aquila, in esecuzione di una disposizione interna all’Istituto, ha sottratto alla disponibilità di Nadia Desdemona Lioce, detenuta in regime di 41 bis presso il carcere dell’Aquila, materiale di cancelleria: libri e quaderni, comunicando alla stessa che da quel momento in poi avrebbe potuto tenere con sé un numero di quaderni non superiore a tre e un numero di libri non superiore a due”.
La denuncia proviene dagli avvocati Carla Serra e Maria Luna, legali di fiducia della brigatista rossa.
“Quest’ultima limitazione – proseguono i due legali – costituisce un ulteriore aggravamento della complessiva condizione detentiva in cui si trova la Lioce, che è ristretta all’interno di una sezione della casa circondariale insieme ad altre tre detenute, ma secondo disposizioni ministeriali ciascuna di loro è obbligata ad effettuare la socialità con una sola compagna, con il divieto anche solo di comunicare in qualsiasi forma, con le altre due compagne”.
“A ciò – continuano – si aggiunga che oramai da oltre tre mesi la Lioce si trova in regime di isolamento disciplinare, a seguito dell’applicazione delle varie sanzioni che vengono eseguite con l’interruzione di un solo giorno l’una dall’altra, determinando di fatto una condizione di totale isolamento perenne”.
“In tale complessiva condizione segregativa – spiegano – si inserisce l’ulteriore divieto relativo alla possibilità di detenere libri e quaderni, che si traduce nella inaccettabile limitazione della naturale estrinsecazione della personalità umana e comporta la cancellazione dei più basilari e inviolabili diritti umani”.
“In realtà, quindi, nel caso in esame, non si pone un problema di interpretazione giuridica di norme o di applicazione del diritto al caso concreto – affermano – ma ci si trova piuttosto dinanzi ad una vera e propria questione di civiltà giuridica, che postula il seguente interrogativo, se sia davvero accettabile che si applichi nei confronti di alcuni tipi di detenuti un regime di detenzione disumano, violativo dei più elementari e imprescindibili diritti umani dell’individuo. Perché non può esservi dubbio alcuno sulla natura segregativa e ‘violenta’ di un regime carcerario che si attui con le modalità descritte in premessa, che addirittura inasprisca le già gravissime restrizioni imposte dal 41 bis, che incida tanto pervasivamente fino ad annullarla del tutto, anche su quel minimo di vita di relazione che il detenuto può e deve intrattenere con la popolazione carceraria, che menomi ogni forma di estrinsecazione della personalità umana, che miri ad annientare l’identità stessa dell’individuo detenuto”.
“Questa natura – hanno sottolinato Serra e Luna – e non altra può essere attribuita ad una condizione che si esplica attraverso simili modalità: una sezione dove è negata ogni forma di relazione intersoggettiva, dove l’individuo non si relaziona, (perché non può più farlo), con altri individui, e da oggi gli è negato persino il diritto di leggere e scrivere secondo le proprie attitudini ed in tal misura è mortificato nella sua stessa identità, nella sua natura di essere sociale”.




