L’AQUILA – “Grazie a tutti per una vita lavorativa facile resa tale dai colleghi”. “Ho lavorato con passione e ho dato sempre il meglio di me insieme a colleghi eccezionali”.

Con queste due frasi la presidente della Corte di Appello dell’Aquila, Fabrizia Ida Francabandera, e il vicario, Aldo Manfredi, si sono congedati ieri dagli uffici giudiziari festeggiando il pensionamento in una affollatissima cerimonia nell’aula magna del palazzo di giustizia dell’Aquila. Ovvio chiarire che i loro elogi vanno estesi anche a tutto il personale amministrativo.

Francabandera, occorre precisarlo, è stata la prima donna ad essere nominata presidente della Corte di Appello dell’Abruzzo ed è anche famosa per essersi classificata prima assoluta al concorso nazionale che fece a suo tempo in magistratura.

La cerimonia è stata caratterizzata soprattutto da una poesia dedicata a Francabandera, declamata con la sua chiarissima dizione da Claudio Cucchiella, ex cancelliere della Corte. L’incontro, presentato da Felice Flati, presidente del Cral Giustizia, è stato poi qualificato da interventi di  alcuni autorevoli  magistrati che hanno avuto il piacere di operare con i due neo pensionati i quali hanno rappresentato il vertice della magistratura di questa regione.

Sul palco, per un saluto, si sono avvicendati, tra gli altri, i magistrati Stefano Schirò, Luigi Catelli, Pietro Mennini, Alesssandro Mancini, attuale procuratore generale, oltre al presidente dell’Ordine distrettuale degli avvocati Maurizio Capri. Capri  in particolare ha precisato che con la ex presidente ha sempre trovato porte aperte per il dialogo.

“Loro vanno via ma il loro esempio resta”, questo il commento del dottor Catelli che è stato possibile percepire in un’aula che avrebbe meritato una acustica migliore, problema cui da anni non si pone rimedio. Ha suscitato interesse, inoltre,  un breve intervento della figlia di Manfredi,  dipingendo il padre come “un uomo libero da condizionamenti”.

Qualcuno, poi, ha anche detto “Forza Sambenedettese”, squadra di cui Manfredi è notoriamente tifoso.

“Non ho nostalgia”, ha detto ancora Francabandera, “e mi rendo conto che il lavoro per i nostri colleghi giovani sarà più difficile rispetto a quello  nostro, comunque tenete duro”.

Ecco infine la poesia dedicata alla Francabandera, dai lei graditissima, nella quale si citano anche altri giudici e avvocati, a fronte di una lettura che ha suscitato applausi a raffica: “Son trascorsi cinque anni e con grande emozione, son tornato alla Corte per fare gli auguri a un personaggio unico, che se ne va in pensione. Una donna di classe, un Primo Presidente, che ha una cultura fuori dal comune, ma nel contempo cordiale e mai arrogante. Ne ho conosciute tante di “Eccellenze” che in tanti anni di qui sono passate; tra loro non ho mai avuto preferenze perché spesso erano schive e riservate. Ricordo con affetto tre o quattro magistrati, Pace, Grimaldi, Candela ed Alberto Sgambati; ma chi porto nel cuore è il grande Migliorati”.

“Le magistrate ai miei tempi, erano mosche bianche, furono proprio poche a prendere servizio, sprizzavano energia, non erano mai stanche, ma io mi affezionai solo a Silvia Rita Fabrizio. Poi all’improvviso, un giorno, in primavera, alla Corte ci fu un cambiamento epocale, per Primo Presidente nominarono una signora, elegante, graziosa… davvero niente male! Arrivò da Pescara con un tailleur Versace, scarpe di Ferragamo e scollatura audace; all’anulare un brillante da 50 carati molto bello e un orologio Rolex Daytona in oro giallo. Io e gli altri impiegati dicemmo: “finalmente!” Verremo qui in ufficio un po’ più motivati, i cambiamenti a volte ravvivano la mente e tutti quei colleghi annoiati e tranquilli, davanti a tanta grazia ritorneranno arzilli. Le donne sono brave, oltre che intraprendenti, infatti ultimamente fanno le dirigenti; ora tutto è cambiato, i tempi son lontani da quando in questa Corte dirigeva Galgani. Non posso ignorare i miei amici avvocati, i Prìncipi del Foro, stimati e rispettati; come Luciani, Di Rocco Filippi, Pezzopane, Raniero; Lucantonio e Maurizio Cora…che è il mio amico più caro; poi c’è Capri, Verini, Carbonara e Antonio Valentini, ma il più grande di tutti, fu Don Attilio Cecchini”.

“Mi scuso coi restanti che qui non ho citato, perché la Presidente… non avrebbe gradito. Dei miei illustri colleghi già ne ho tanto parlato in un libro che ho scritto, da tempo pubblicato. Quest’ultima poesia finita ieri sera, conclude mestamente la mia lunga carriera. Son stato a meraviglia con la Francabandera, straordinaria persona, una vera signora. Con lei, ahimè si conclude un’epoca tutta d’oro che ha dato alla Corte prestigio e decoro. Ma è tempo di alzare i bicchieri e far festa a una Presidente che impressa in noi resta; perché col suo sorriso, la sua simpatia; con lo schietto ottimismo, ha tracciato la via e lasciato un’impronta sì forte e sicura, che ancor più del bronzo sarà duratura”.