L’AQUILA – L’Istituto diocesano per il sostentamento del Clero dell’Aquila chiede 6 volte il prezzo di mercato per cedere un terreno a un imprenditore che da 10 anni è costretto a trascinare una vicenda giudiziaria della quale ancora non si vede la fine.

A denunciarlo è lui stesso, Federico Antonelli, come riporta l’Agea. L’uomo si scaglia contro l’Arcidiocesi che, però, sottolineano fonti curiali, “è del tutto separata dall’Istituto, che possiede il 95% dei nostri terreni, ente in cui neanche l’arcivescovo monsignor Giuseppe Petrocchi partecipa alle riunioni del Consiglio d’amministrazione”.

“Dieci anni fa decisi di costruire a Sassa il capannone presso il quale lavoro con la mia ditta individuale: per questo nel 2004 feci la domanda di assegnazione di un lotto al Consorzio per lo sviluppo industriale e dopo 2 anni mi venne assegnato, pagai i diritti e le spese di istruttoria per un totale di circa 5.800 euro – racconta – Per accelerare i tempi e iniziare a lavorare prima inoltrai la richiesta di acquisto al legittimo proprietario, la Curia dell’Aquila, offrendo 13 euro al metro quadrato come da valore di mercato: la Curia di tutta risposta me ne chiese 43 (tre volte tanto, ndr). A quel punto feci presente al consorzio che la cifra richiestami dalla Curia era spropositata e così ebbe luogo il solito esproprio e nel 2010 firmai l’atto di compravendita con il Consorzio per un ammontare di 15,60 euro a metro quadrato”.

Nel 2011, 7 anni dopo la domanda, Antonelli ha finito i lavori e cominciato l’attività: ma l’Istituto diocesano ha fatto ricorso contro l’esproprio alla Corte d’Appello e ha chiesto 95 euro al metro quadrato, appunto sei volte di più, “alla faccia della carità cristiana!”, sbotta Antonelli.

Un anno dopo la Corte ha incaricato un consulente tecnico d’ufficio (Ctu) e ha stabilito con sentenza del settembre 2013 che il valore dei terreni confinanti e limitrofi a quelli in questione è di 17 euro al metro quadrato Iva compresa.

Intanto il ricorso della Curia è andato avanti e “proprio in questo mese la Corte d’Appello ha mandato un altro Ctu per eseguire una nuova perizia sui terreni confinanti a quelli già periziati – prosegue Antonelli – e questa volta l’incarico è stato affidato all’ex pèresidente dell’Ordine degli Ingegneri dell’Aquila Paolo De Santis”.

“Finora sono trascorsi quasi 10 anni – si lamenta l’imprenditore – ho speso tanti soldi per l’acquisto del terreno e per gli oneri pagati al consorzio; ho assunto 3 persone; ho sostenuto almeno 2.500 euro di spese legali, pure poco grazie al fatto che mi assiste un amico, e non so che cosa mi aspetti”.

Per Antonelli, “non si può lavorare in una situazione in cui non esistono diritti certi ma solo la certezza di non averne, è una situazione da terzomondisti. Ora siamo nelle mani del nuovo perito del tribunale – prosegue – spero che faccia una perizia tenendo conto di quella precedente e delle foto del terreno in questione, da dove si evince che quando lo comprai era di scarso valore anche sotto il profilo agricolo”.

“Dallo scorso anno abbiamo cercato un confronto con la Curia aquilana per risolvere in maniera bonaria il contenzioso, ma non hanno voluto riceverci perché dicono che sono due cose ben distinte, rispetto all’Istituto per il sostentamento del clero e la chiesa – svela poi – Un comportamento che è giusto il contrario di quello che assume il Papa”.

ISTITUTO SOSTENTAMENTO CLERO: “ACCETTEREMO VERDETTO DEL CONSULENTE”

La vendita decennale di un terreno a un prezzo sei volte superiore a quello di mercato denunciata dall’imprenditore aquilano Antonelli “non rientra in alcun modo nelle competenze della Curia diocesana in quanto il terreno è di proprietà dell’Istituto sostentamento clero che, come accade in tutta Italia, è un ente del tutto autonomo rispetto alla Curia aquilana”.

Lo scrive in una nota lo stesso Isc aquilano, replicando agli strali dell’aquilano diffusi dall’agenzia Agea. Nel merito, si spiega che l’istituzione ha cercato di “venire incontro” all’uomo e che si atterrà alla perizia del consulente nominato dalla Corte d’Appello.

“È da chiarire che un Istituto del clero ha come scopo quello di garantire il sostentamento ai sacerdoti con le rendite degli immobili, per lo più terreni, un tempo appartenuti alle varie parrocchie – prosegue la nota – Inoltre si precisa che l’Istituto, pur rivendicando la giusta valutazione del terreno in questione come è suo diritto, ha cercato di venire incontro alle richieste dell’imprenditore in ogni modo. L’Istituto, infatti, ha deciso di attenersi alla perizia che sarà elaborata dal Ctu nominato dal Tribunale dopo il ricorso in Corte d’Appello”.

“Spiace prendere atto che il tanto lavoro svolto dall’Istituto, nel silenzio e nella discrezione assoluta, in favore di tanti imprenditori e istituzioni venga vanificato in questo modo – prosegue poi – Oltre a constatare che per l’ennesima volta si è voluta infangare la reputazione della Chiesa aquilana, ci si chiede a cosa possa giovare questa ulteriore e sterile polemica”.

Secondo l’Istituto, “la nostra città ha bisogno di coesione e si ritiene che, alimentando veleni e polemiche, non si fa altro che ostacolare e rallentare il processo di ricostruzione. L’auspicio è che tutti, compresi alcuni mezzi di informazione – conclude – abbiano a cuore sempre la verità e il bene della città e quindi anche delle sue Istituzioni”.