L’AQUILA – Con sei progetti ”Life” in corso, il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga detiene un indiscutibile primato tra le aree protette italiane.
Tra i progetti di cui è beneficiario capofila c’è “Ex-Tra”, realizzato in continuità col precedente ”Life Coex”, che attualmente si avvia a conclusione, con importanti risultati registrati nel dialogo proficuo con gli operatori agro-zootecnici ai fini della mitigazione del conflitto con i grandi carnivori e la fauna selvatica.
L’eredità del capillare lavoro di concertazione svolto in questi anni con tutti i portatori di interesse territoriali, amministratori ed associazioni di categoria, costituisce un viaticodeterminante per il progetto “Praterie”, appena finanziato dalla Comunità europea cui l’ente Parco si appresta ad applicarsi per il prossimo quinquennio.
Sensibili anche i risultati del progetto “Antidoto”, che ha condotto, tra l’altro, alla dotazione di un’unità cinofila antiveleno utilizzata ormai nei casi di sospetto avvelenamento doloso di animali domestici e selvatici, anche fuori dei confini del Parco.
In tale ambito, il prossimo 28 febbraio a Roma, al ministero della Salute, sarà presentata la ”Strategia nazionale antiveleno”, documento scaturito proprio dalla proficua esperienza maturata in seno al progetto.
Tre sono anche i progetti ”Life” dei quali il Parco è partner: “Crainat”, per la tutela e la riproduzione della specie protetta del gambero di fiume autoctono, progetto che si realizza contemporaneamente in oltre venti siti di interesse comunitario italiani; il “Coornata”, dedicato al ripopolamento della specie di camoscio sull’Appennino attraverso il trasferimento di esemplari prelevati dal Gran Sasso e dal Parco della Majella; infine c’è “Fagus”, progetto dedicato alla tutela e all’uso sostenibile delle foreste appenniniche, che il Parco realizzerà in collaborazione con il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano (Salerno).



