L’AQUILA – Il rinvenimento di sepolture privilegiate nella Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio all’Aquila ha suscitato non poca sorpresa in città, col consueto corredo di ipotesi più o meno plausibili.
E tra gli studiosi si fa largo l’ipotesi che possa esserci Antonio Ludovico Antinori, che fu Vescovo di Lanciano, di Matera ed Acerenza, storico aquilano per eccellenza, tra i tre “occupanti” del sepolcro in questione.
Abruzzoweb ha intervistato i professor Luca Ventura, paleopatologo ed anatomopatologo aquilano, dirigente medico di Anatomia Patologica all’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, perito medico della Sacra Lipsanoteca dell’Arcidiocesi Aquilana, nonché coordinatore nazionale del Gruppo Italiano di Paleopatologia (Gipaleo) e grande appassionato di storia cittadina, dopo la notizia, pubblicata nei giorni scorsi dal quotidiano il Centro, della scoperta dei resti, probabilmente appartenenti a tre vescovi, all’interno del Duomo aquilano.
“In realtà – spiega Ventura ad AbruzzoWeb – è come se attendessi da tempo questo momento, intendo dire il momento della scoperta di queste sepolture. Non perché io sia ‘di spirito profetico dotato’, ma perché qualsiasi studioso di resti umani antichi sa che i pavimenti delle chiese possono custodire informazioni storiche preziosissime. Sotto le Chiese aquilane, infatti, non giacciono soltanto defunti da lasciar riposare in pace, ma un vero e proprio patrimonio culturale che può risultare di enorme valore per la Città”.
“Nel corso dei miei studi sugli Aquilani antichi e sulle malattie del passato – rivela poi -, ho avuto modo di consultare numerosi testi. Tra questi, un’opera assai nota e cara a tutti: Le Vite degli Illustri Aquilani descritte per Alfonso Dragonetti (Perchiazzi, Aquila, 1847). Nel suo volume, il giovane e sfortunato Marchese (morì nel 1849 di tubercolosi contratta durante la difesa di Venezia) ci tramanda l’esistenza del cosiddetto ‘sepolcro de’ Vescovi Aquilani sotto i gradi dell’altare maggiore della Chiesa Cattedrale”.
“In esso, dopo ‘lagrimati e magnifici funerali’, venne tumulato ‘tra le libere e non compre lodi de’ suoi concittadini e di quanti lo conobbero” un personaggio insigne della città dell’Aquila”.
“Antonio Ludovico Antinori (1704-1778), che fu Vescovo di Lanciano, di Matera ed Acerenza, è lo Storico Aquilano per eccellenza e con ogni probabilità uno dei tre occupanti del sepolcro in questione. Di lui mi sto occupando da tempo, al fine di ricostruire la storia delle sue malattie, minuziosamente descritta dal citato Dragonetti (un omonimo pronipote dell’Antinori – morto anch’egli giovane di tisi – fece dono ai Marchesi dell’archivio dell’illustre avo) e da Venanzio Lupacchini insigne medico lucolano. Di certo sappiamo che Antinori patì numerose sofferenze, perdendo negli ultimi mesi di vita la vista e la ‘chiarezza di mente’. Morì per un colpo di apoplessia (ovvero di ictus cerebrale) all’età di 74 anni”.
“Come giustamente osservato dall’architetto Finarelli (Segretariato Regionale Beni Cuturali), “l’usanza di seppellire personaggi importanti del clero all’interno delle chiese risale anche a periodi precedenti al 1700, la pratica è venuta meno solo con gli editti napoleonici”.
“Dirò di più – aggiunge -, tale usanza non era limitata agli esponenti del clero, ma anche a nobili e notabili cittadini, i quali di regola venivano sottoposti ad autopsia e trattamenti finalizzati alla conservazione del corpo. Che uno dei corpi rinvenuti in Cattedrale possa appartenere all’Antinori è quindi più che un’ipotesi. Ipotesi da confermare mediante studi dettagliati, che il sottoscritto ed altre competenze non meno qualificate praticano da tempo in Città. Il confronto multidisciplinare tra storia, archeologia e paleopatologia consentirebbe in ogni caso di identificare i personaggi rinvenuti”.
“E che non si senta più dire: i morti bisogna lasciarli in pace. Gli Antichi sarebbero ben lieti di interrompere il sonno dei Giusti per dare nuovamente lustro alla città che amarono in vita”, chiosa Ventura. (red)





