L’AQUILA – Basilica di Collemaggio pericolosa, ma non abbastanza da essere chiusa immediatamente.

Così la chiesa è rimasta aperta ieri, oggi e forse lo sarà anche domani, per garantire le celebrazioni dei matrimoni che erano stati fissati già da molto tempo.

Che fosse necessario chiuderla subito era stato detto giovedì scorso nel corso di una conferenza stampa nella sede del Comune sulla firma del protocollo d’intesa, prevista per il 29 agosto prossimo, tra l’amministrazione e l’Eni, che finanzierà i lavori di ricostruzione, ristrutturazione e consolidamento della Basilica.

Il motivo? I risultati di uno studio compiuto dall’Università dell’Aquila e il Politecnico di Milano che ha monitorato la struttura della chiesa gravemente danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009, che spiegano che la struttura “in caso di un nuovo terremoto di discreta entità potrebbe risultare insicura”.

Quindi, chiusura fino al 2016. Prima, però, gli ultimi matrimoni.

“La chiesa non sta crollando – spiega il sindaco, Massimo Cialente – una coppia di sposi ha trovato una soluzione alternativa, altre due no. Quindi oggi e domani la chiesa sarà aperta, lunedì firmerò l’ordinanza di chiusura”.

Ai molti che si chiedono perché, se è possibile aprirla per due giorni, non si possa fare fino alla chiusura della Perdonanza, il 29 agosto, il primo cittadino risponde: “in caso di una seppur lieve scossa, un conto è far uscire dalla chiesa 50 persone, un conto 4 mila. Avendo la consapevolezza del rischio, come potrei mettere migliaia di persone lì dentro?”.

Per quanto riguarda la mera logistica legata all’evento clou della Perdonanza, l’apertura della Porta Santa, dice: “troveremo il modo di far entrare i fedeli sotto la Porta e poi farli uscire subito. Bisogna adattarsi, non scordiamoci che questa è una città distrutta”.

“Molti sono sempre pronti a criticare, nessuno dice invece che sono stato bravo a trovare i soldi per il restauro della Basilica”, aggiunge Cialente riferendosi alla sponsorizzazione dei lavori da parte dell’Eni, per un totale di 14 milioni, per i quali però il Comune dovrebbe sborsare i 3 milioni dell’Iva.

“Stiamo cercando una soluzione con l’Agenzia delle entrate – conclude – si tratta di contratti nuovi e dobbiamo capire quale strada percorrere”.