L’AQUILA – Un 25 aprile di pura dolcezza all’Aquila che apre le porte della sua piazza Duomo alla quattro giorni della Festa del cioccolato.

C’è un tripudio di colori e profumi a cancellare per un giorno puntelli e vicoli sbarrati e a riportare alla vita una piazza altrimenti spettrale per tutto il resto dell’anno.

C’è vita tra gli squarci e palloncini che volano. Bambini che corrono, mamme che li inseguono, famiglie a passeggio, coppie di fidanzati mano nella mano che divorano con gli occhi, e non solo, le prelibatezze esposte nelle decine di stand.

Piazza Duomo è gremita di gente, c’è chiacchiericcio, rumore, normalità e sui banchi ogni sorta di delizia e di opera d’arte al cioccolato: scarpine, pupazzi, personaggi Disney, animaletti, utensili, macchine per il caffè, cacciaviti, tutti rigorosamente commestibili.

“Ero curioso di venire a vedere L’Aquila – dice Marco Biolzi, cioccolataio parmense – anche perché io provengo dall’Emilia, una regione che ha vissuto il sisma proprio come l’Abruzzo. Questa città fa venire la pelle d’oca, l’ho girata all’alba e mi ha rattristato vedere l’erba che cresce selvaggiamente e indisturbata”.

Consuelo viene da Gorizia e insieme a suo marito gestisce la Boutique del dolce. “Sono stata qui anche l’anno scorso e inizialmente mi sono sentita fuori luogo nel vendere cioccolato a 40 euro al chilo, in una città distrutta dal sisma – spiega – Mi sono resa conto, invece, che queste feste ridanno linfa vitale all’Aquila e la rendono una città normale, come era prima del sisma”.

Gli aquilani amano il cioccolato e lo dimostrano riversandosi in migliaia a piazza Duomo, complice anche il clima caldo e la giornata di festa.

“Mi piace questa città e mi piace la sua gente – dice Antonio Schettini, maestro cioccolataio di Lecco – la gente risponde bene a questa iniziativa e non si lamenta nemmeno dei prezzi”.

Alessia e Alessandra, studentesse fuori sede, raccontano di quant’era bella la città “quando si usciva per passeggiare e si incontrava sempre gente” e  quanto questo giorno ricordi “i bei tempi andati”.