L’AQUILA – Ha fatto molto discutere l’articolo di AbruzzoWeb su un caso di mancato intervento dell’autoambulanza del 118 dell’Aquila dopo la telefonata dei genitori di un bambino che aveva febbre alta e difficoltà respiratorie.
“Portatelo voi in ospedale, noi impiegheremmo troppo tempo”, si sono sentiti rispondere dall’altro capo del telefono.
L’argomento ha diviso i lettori e l’articolo ha provocato le proteste degli operatori del servizio, da vent’anni impegnati in soccorsi quotidiani, che hanno voluto difendere il loro lavoro.
Questo giornale ha ricevuto e pubblica volentieri la replica sull’argomento del dottor Gino Bianchi, direttore dell’unità operativa del 118.
In merito all’articolo comparso su Abruzzoweb del 3 gennaio 2013 “ L’Aquila: il 118 va in vacanza ….” corre l’obbligo di alcune precisazioni e opportune puntualizzazioni, a tutela della professionalità degli operatori del 118.
Non entro nel merito della vicenda; se ci sono responsabilità di comportamenti inappropriati, sarà chi di competenza ad accertarlo.
Personalmente trovo assolutamente ineccepibile il comportamento dell’operatore di turno. Non è affatto automatico l’invio di un’ambulanza ad ogni telefonata di soccorso che perviene alla centrale del 118.
La media di telefonate che giungono ogni anno alla C.O. del 118 è di 50.000 contatti; gli interventi che vengono effettuati sono invece 14.000 e questo perché gli operatori in servizio presso la Centrale operativa, assumendo i rischi che loro derivano dall’incarico, effettuano un accurato screening, allo scopo di evitare il più possibile interventi impropri.
Ogni utente che si rivolge al 118 ritiene il suo personale bisogno prioritario rispetto a tutto il resto. È compito dell’operatore fare in modo che l’interesse del singolo non vada a discapito dell’interesse della collettività. La sua responsabilità è proprio quella di operare delle scelte atte a tutelare il diritto di chiunque ad essere adeguatamente soccorso.
Vorrei chiedere all’anonimo articolista di “abruzzoweb” che cosa avrebbe pensato se un suo parente prossimo, colpito da accidente cardiaco o cerebrovascolare, non avesse trovato a disposizione l’ambulanza del 118 perché impegnata a domicilio di un paziente febbricitante.
Quanto poi alla diagnosi di “semicollasso” , deve essermi sfuggito qualche corso di aggiornamento, ma ne ignoro l’entità clinica; si tratta solo di un termine ridondante, privo di significato, dato in pasto all’opinione pubblica.
Non avrei avuto nulla da eccepire se l’autore dell’articolo si fosse limitato a narrare i fatti. Ma ha ritenuto invece di doversi schierare da una parte, aprioristicamente, senza sentire il bisogno di un contradditorio. Si è spinto oltre; ha deliberatamente arricchito il suo articolo di giudizi tranchants verso tutti gli operatori del 118, gravemente lesivi della loro professionalità, ingenerando nell’opinione pubblica la falsa percezione di trovarsi, in caso di necessità, al cospetto di un’allegra compagnia, dedita ai bagordi, che con “disinvolta leggerezza e negligenza” svolge il proprio lavoro.
Del resto, il loro valore, i miei collaboratori l’hanno ampiamente dimostrato in occasioni delle recenti emergenze che hanno colpito la nostra città (terremoto ed emergenza neve dell’anno scorso) e non sarà certo la superficialità di un cronista a metterlo in discussione.
Gli errori sono possibili, e comunque sono sempre individuali e mai collettivi, soprattutto perché questo lavoro è pieno di insidie. Ma non sono assolutamente accettabili le insinuazioni rivolte, soprattutto quelle che hanno una precisa connotazione penale, quale la negligenza.
Infine, a proposito di bagordi natalizi, i giorni 25 e 26 dicembre e l’1 gennaio, non ho trovato i giornali nelle edicole; forse qualcuno stava smaltendo i cenoni. Noi del 118, come ogni giorno, eravamo al lavoro.
Cordiali saluti.



