L’AQUILA – Avrebbe lavorato per un anno e mezzo come colf alle dipendenze del padre della senatrice del Movimento 5 stelle Enza Blundo, senza però essere stata pagata.
Per questo motivo una donna ha portato in tribunale la parlamentare grillina, secondo l’accusa responsabile di non aver provveduto a darle gli stipendi dovuti.
Proprio ieri mattina si è tenuta la prima udienza, rinviata dal giudice del lavoro al 30 ottobre.
Rivendicazioni non legittime, secondo la Blundo, che dichiara ad AbruzzoWeb: ”la signora in questione veniva a casa di mio padre in qualità di vicina di casa e amica di famiglia, quando voleva e senza vincoli, quindi a titolo completamente gratutito. Non le devo certo dei soldi”.
Per la donna, invece, che è assistita dall’avvocato Fabrizio Lazzaro, la pentastellata di palazzo Madama risultava come tutrice del genitore, interdetto perché anziano e malato. Per questo motivo è scattata la causa nei suoi confronti.
“Il giudice ha rinviato l’udienza invitandoci a chiarire questo punto – spiega il legale – Se risulterà veritiero quanto sostenuto dalla mia assistita andremo avanti, altrimenti si farà una nuova azione nei confronti dell’anziano o di un eventuale altro tutore”.
Di diverso parere la difesa della senatrice, rappresentata dall’avvocato Carla Lettere che commenta: “La mia cliente non aveva responsabilità formali nei contronti del padre, quindi il rapporto di lavoro, ammesso che ci sia, correrebbe tra la signora e l’uomo. La senatrice è stata male citata in giudizio”.






