L’AQUILA – Dopo i casi dell’ex assessore al Bilancio del Comune dell’Aquila Silvana Giangiuliani e dell’ex segretario generale Giorgio Lovili, per cui erano pronti due contratti di consulenza fatti saltare da una fronda del centrosinistra, un altro pezzo da 90 dell’amministrazione uscente potrebbe rientrare dalla finestra nei ranghi dell’ente, cosa che ha già scatenato un piccola guerra.
Si tratta di Vladimiro Placidi, ex assessore alla Ricostruzione dei beni culturali, entrato in Giunta ai tempi dell'”intesa cordiale” tra la maggioranza e il centrodestra subito dopo il terremoto.
Per lui sarebbe pronto un posto da dirigente comunale a seguito dello scioglimento del Consorzio dei beni culturali della provincia dell’Aquila.
Un organismo con quote pubbliche, gran parte delle quali detenute dal Comune e dalla Provincia dell’Aquila, che deve essere sciolto a seguito della scure della “spending review”.
Il decreto taglia costi del governo Monti, infatti, stabilisce che gli enti locali dismettano le partecipazioni nei consorzi e nelle aziende che non svolgono servizi ritenuti essenziali.
La Provincia ha già deliberato in tal senso, mentre il Comune si accinge a farlo.
Lo Statuto del Consorzio stabilisce che il personale assunto a tempo indeterminato venga riassorbito dai Comuni o dalla Provincia, purché abbiano posti liberi in pianta organica, altrimenti per loro si prospetterebbe la messa in mobilità.
Placidi, insieme a un’altra persona, è appunto dipendente del Consorzio, dove era entrato con un concorso da funzionario diventando, in seguito, direttore dell’ente.
La vicenda sta facendo fibrillare la maggioranza, tanto che il provvedimento di scioglimento si è arenato nella seduta congiunta delle commissioni Bilancio, Sociale e Statuto, dove il centrosinistra è stato battuto da un emendamento il cui primo firmatario è il capogruppo di Prospettiva 2022, Luigi D’Eramo.
Nel corso della riunione D’Eramo, insieme ad altri, ha sottolineato l’anomalia della proposta di delibera nel punto in cui si stabiliva che il Comune era disponibile a farsi carico “di quota parte del personale del disciolto Consorzio”: il Consiglio non è competente sul personale, visto che è una prerogativa di Giunta. Tesi che è stata condivisa da Api, dai Cattolici democratici e da L’Aquila oggi, tanto che il resto del centrosinistra è andato giù.
A un certo punto i toni si sono alzati talmente tanto che sono accorsi il sindaco, Massimo Cialente, e il segretario generale, Carlo Pirozzolo, per dare man forte alla maggioranza, ma l’intervento è stato inutile.
Senza contare, hanno fatto rilevare, che il Comune, facendosi carico di ulteriore personale, andrebbe ad ampliare ulteriormente un organico che, tra dipendenti a tempo indeterminato, consulenti della ricostruzione e precari vari dell’emergenza, conta già diverse centinaia di persone.
Giovedì, in aula, la delibera arriva per l’approvazione definitiva: sicuramente in quella sede si consumerà il secondo round. (g.a.)
LA REPLICA: ”NESSUN FAVORE, È LA LEGGE”
“Gli enti che fanno parte del Consorzio dei beni culturali hanno l’obbligo di riassorbire il personale in servizio, il Comune dell’Aquila non mi sta facendo nessun favore particolare”.
Replica così ad AbruzzoWeb l’ex assessore alla Ricostruzione dei beni culturali del capoluogo Vladimiro Placidi, direttore del Consorzio prossimo allo scioglimento.
“C’è una legge che stabilisce questo principio – spiega – che impone anche di farlo in deroga alle norme sul personale, per questo la delibera predisposta dal Comune è corretta, mentre quella della Provincia, che non parla dei lavoratori, non lo è”.
“Nell’articolo è stato fatto un parallelo con le consulenze che l’amministrazione voleva fare – aggiunge – ma io sono un dipendente pubblico, mica un professionista esterno”.
“Inoltre – conclude – Comune e Provincia dell’Aquila avranno anche dei risparmi, fino a oggi hanno versato per il funzionamento del Consorzio circa 130 mila euro l’anno, cifra sicuramente inferiore rispetto alla somma tra il mio stipendio e quello dell’altra impiegata”.




