L’AQUILA – Le 200 assunzioni di dipendenti pubblici che verranno messi sotto contratto in base alla cosiddetta legge Barca non possono gravare sugli organici dei Comuni e a fine ricostruzione dovranno essere appoggiate da qualche altra parte.
Un dettaglio, questo ammesso dallo stesso ministro per la Coesione territoriale, di cui si sono accorti in pochi nelle scorse settimane ma che avrà implicazioni molto molto importanti alla lunga distanza.
Anche i muri ormai sanno che il maxi emendamento al decreto crescita del governo che chiude lo stato d’emergenza per L’Aquila e rivoluziona la governance bandisce un super concorso pubblico: 128 lavoratori per il Comune capoluogo, 72 per gli altri municipi del “cratere”, altre 100 persone al ministero delle Infrastrutture che le “girerà” ad altri enti: 25 a ciascuno dei due nuovi uffici speciali, 40 alle Province e 10 alla Regione.
Una maxi infornata che sarà epocale, forse l’ultima della storia, visto che va in direzione opposta alla spending review, che prevede tagli ed esuberi sul pubblico impiego.
E la politica ha già messo gli occhi su questa ghiotta opportunità: solo ieri AbruzzoWeb ha anticipato in esclusiva le risultanze di un vertice in cui pezzi grossi dell’amministrazione hanno litigato furiosamente per contendersi la ripartizione dei posti.
Ora emerge un altro aspetto, appunto rimasto o tenuto nascosto durante le fasi calde della discussione del maxi emendamento: tutti questi lavoratori saranno in carico agli enti locali aquilani fino alla fine della ricostruzione, ma poi non potranno gravare sui Comuni e dovrà essere trovata loro una collocazione differente. A Roma, Reggio Calabria o Pordenone? A oggi nessuno può dirlo, certo tra 15 anni non sarà un problema di Barca.
È stato lo stesso ministro, davanti alle commissioni congiunte Finanza e Attività produttive della Camera dei deputati, a sollevare dubbi sull’effettiva collocazione dei futuri assunti, rispondendo alle bacchettate di numerosi esponenti della Lega Nord nelle commissioni, come Maurizio Fugatti.
“Si tratta – l’accusa di Fugatti che si può leggere dai verbali della seduta di commissione – di una previsione in evidente contrasto con il carattere, per sua natura temporaneo, dell’emergenza sismica e con la stessa congiuntura economica, dominata da interventi di revisione della spesa pubblica. Tale anomalia è tanto più inaccettabile quanto più si insiste nel chiedere agli enti locali di provvedere alle proprie esigenze correnti in termini di risorse umane con formule contrattuali a tempo determinato. Anche le misure di riorganizzazione dei ministeri, disposte come apparente conseguenza dell’emergenza sismica, appaiono di dubbia opportunità e condizionate da conflitti di interessi che coinvolgono lo stesso ministro”.
Ed è qui che Barca, duramente attaccato dall’esponente del Carroccio, ha ammesso che sì, effettivamente, quei 200 futuri vincitori di concorso bisognerà capire dove collocarli. Lo ha fatto rispondendo a un altro onorevole leghista, Giovanni Fava, che ha chiesto polemicamente “come saranno impiegate le 200 unità di personale che l’articolo aggiuntivo del governo prevede di assumere a tempo indeterminato per destinarle ai comuni interessati dalla ricostruzione, non essendo pensabile che tali unità di personale debbano gravare sull’organico dei comuni anche dopo il completamento della ricostruzione in Abruzzo”.
Secca la replica di Barca, messa nero su bianco su atti parlamentari pubblici ma di cui nessun rappresentante del territorio a Roma, tanto di centrodestra quanto di centrosinistra, ha dato mai notizia. “Concordo con il deputato Fava che il problema della loro assegnazione finale debba essere risolto, non potendo le stesse gravare sull’organico dei comuni”, ha ribadito.
Insomma, finita l’emergenza e i compiti che i lavoratori svolgeranno presso gli uffici e le strutture deputate alla ricostruzione post-terremoto, questi potrebbero tranquillamente essere trasferiti lì dove c’è bisogno, magari in un’altra zona colpita da calamità naturale, o dove comunque vi è necessità di personale con determinate competenze.
La domanda, a questo punto è lecita, chi vuole questo concorso? Ce n’è effettivamente bisogno? Soprattutto perché presso il Comune dell’Aquila sono già in servizio 230 lavoratori assunti dopo il terremoto, alcuni presi ‘a chiamata’ mentre 88 hanno già superato una prova selettiva a evidenza pubblica ma rientrano nel novero e nel calderone del personale genericamente detto “precario”.
E per loro non è stata prevista alcuna corsia preferenziale di stabilizzazione, dovranno partecipare partendo alla pari con tutti gli altri, tanto che ci si attendono furiose proteste.



