L’AQUILA – Ne avevano fatte solo sette copie su cd, per “gli amici più stretti”. Solo qualche mese dopo, camminando per strada, hanno con sorpresa ascoltato ragazzini che, aspettando di prendere l’autobus, ne ripetevano a memoria le battute più divertenti.
Hanno dato vita a un vero e proprio tormentone tutto aquilano Fabio Esquilino “Ju miciò” e Marco Berardi “J’orsittu”, i creatori, rimasti finora nell’anonimato, dei “Guerrieri deju Torriò”, doppiaggio in aquilano del film americano I guerrieri della notte del 1979.
Il loro di “capolavoro”, invece, risale al 2006, anno in cui i due “guerrieri” originari del quartiere Torrione, realizzarono ben due atti del film, diventato celebre quasi quanto lo scherzo telefonico al bidello più famoso d’Italia, Mario Magnotta, protagonista dell’esilarante “beffa” della lavatrice.
“È lui l’ispiratore di tutto”, dice Fabio, autore, insieme all’inseparabile amico, anche della serie di frasi e aforismi intitolate “Sei aquilano se…”, diventate il nuovo tormentone del web.
Anche perché lo stesso Magnotta viveva al Torrione, il quartiere aquilano che nel film ha il ruolo di protagonista: i “guerrieri” sono infatti una band di giovani che cerca di prendere il comando rispetto agli altri quartieri ‘nemici’.
E la grande adunata che nel film di Walter Hill si svolge in un parco del Bronx, nell’opera della “Gran Sasso filmese” si tiene nientedimeno che alla Villa comunale, “perché era l’unico posto con gli alberi in centro storico”, spiega Fabio, il “guerriero”che si è prestato a questa intervista. Riconoscibilissimo per la sua erre moscia.
Come mai avete scelto proprio I guerrieri della notte per la vostra opera prima di doppiaggio?
L’aquilano è un dialetto ignorante, quindi ci voleva un film altrettanto ‘ignorante’! (ride)
Ma si risolveva davvero tutto “a botte” al Torrione?
Un esempio su tutti: noi del Torrione avevamo il campetto da calcio. I ragazzi più grandi di me, se lo trovavano occupato, non aspettavano mica che si liberasse..! Si risolveva tutto con le botte. Se l’avversario era forte e, quindi, rispettabile, si univa al gruppo, che si allargava così gradualmente. Io ero un po’ più piccolo, ma appena dicevo di essere del Torrione venivo rispettato da tutti. Quelli deju Torriò erano molto temuti!
E l’idea di doppiare il film come è nata?
Grazie a un microfono. Appena abbiamo scoperto che potevamo registrare le nostre voci, è partito tutto. Ci siamo divertiti tantissimo, in alcuni momenti non riuscivamo neanche a registrare per quanto stessimo ridendo.
Lo avete registrato in due atti. La particolarità è che avete cercato, in un film ambientato in una città assolutamente lontana, riferimenti precisi alla città dell’Aquila. È tutto studiato nei minimi particolari?
Abbiamo cercato di rendere le cose quantomeno verosimili. Per esempio, abbiamo pensato di far tenere la riunione alla Villa comunale perché, dal Torrione, era l’unico posto con gli alberi da poter raggiungere con la metropolitana. E quando viene inquadrata la cartina della metro, c’è il guerriero che elenca le fermate ‘aquilane’: Fontana luminosa, Ju Boss, ecc..
Il Luna Park di Coney island che si vede nel film nella nostra ‘opera’ si trova a San Pio X, davanti la chiesa, proprio dove nei giorni della festa venivano posizionate le giostre.
Qual è la battuta migliore secondo voi?
Sicuramente quella sul Magoo (noto locale aquilano che si trovava in centro storico, ndr), quando un guerriero racconta all’altro di una rissa scoppiata fuori al locale e dice: “ji so scrocchiato nu cazzotto n’faccia ju so sciomentato n’terra poraccio quiju loco”. Avevamo le lacrime agli occhi, ci abbiamo messo un’ora per registrarla.
Addirittura sono andato in un’altra stanza rispetto a quella dove stavamo registrando, proprio per non guardare gli altri in faccia e rischiare di ridere. Ma anche a distanza non ce la facevamo a rimanere seri. Come molte altre battute, anche questa è nata all’improvviso, durante la registrazione.
Come ti spieghi tutto questo successo?
Credo sia perché ogni aquilano ci si rivede. Si parla della città, si menzionano i personaggi simbolo dell’Aquila.
Dopo il terremoto, ancora di più, si è riscoperta questa aquilanità…
Quello che fa di una città una città sono le mura e la sua cultura. Se le mura vengono meno, ci si aggrappa inevitabilmente alle tradizioni, alla cultura appunto.
Avete anche realizzato altri doppiaggi, come C’era una volta all’Aquila, ispirato al capolavoro americano diretto da Sergio Leone.
Lo abbiamo ideato e registrato dopo I guerrieri deju Torriò. È concepito come il prequel del film dei guerrieri, in cui si narra la storia de “Ju pucinu”, di quando era giovane e a capo del Torrione. Casualità, avremmo dovuto proiettarlo ad aprile 2009 nella sala del cinema Don Bosco. Poi il terremoto, diciamo così, ci ha scombinato i piani.
Cosa state meditando in questo periodo? Si tornerà a parlare di voi anche prossimamente?
Abbiamo in mente una cosa, ma è presto per parlarne. Rimane comunque il format del doppiaggio in aquilano, ma non sveliamo nulla!
E come se fosse un film, anche questa intervista si conclude con i ringraziamentia tutti gli altri “guerrieri” che hanno doppiato il fim:
Ju Maè (Andrea Giannittu), Ju Farco (Alessandro Faraone), Parlottina (Silvia Esquilino), Zio “calcio in culo” Maurizio (Maurizio Ventulini), La Stirpe (Massimo Intinarelli), Ju Forastiero (Augusto Ippoliti), Ju Centuriò (Andrea Bauco), Ju Cinghiale (Andrea Silveri), Ju Lupe (Federico Pulsoni), Ju Bon’Omme (Francesco Bonomo).



