L’AQUILA – “Credo che mai come in questo momento si avverta un senso di frustrazione per quanto sta avvenendo intorno a noi. Parliamo del mondo, parliamo dell’Aquila”. A scrivere è Luigi Fabiani, membro dell’assemblea permanente e presidente dell’Asm.

“Dovunque i popoli stanno prendendo le redini della loro vita, anche a costo della stessa. Per torti e soprusi, per anni di sudditanza. L’Occidente ha innescato un meccanismo perverso di esportazione di democrazia: la democrazia si conquista. La dimostrazione sta nella lunghissima guerra in Afghanistan (democrazia esportata) e nella rapidità dell’Egitto, o della Tunisia. Nella veemenza della battaglia del popolo libico contro Gheddafi. Nulla a confronto il nostro problema”.

“Però a L’Aquila sta succedendo di tutto e di più. La causa (scusa?) il terremoto del 6 aprile 2009. E allora vediamo che stiamo in una città commissariata in cui i ‘commissari’ non hanno prodotto nulla. Stiamo in una Regione commissariata in cui il “commissario” ha prodotto tagli alla sanità (tagli di posti letto, pubblici non privati, tagli di dipendenti, soprattutto i più deboli “i precari”). Stiamo in uno stato che si permette di tassare le popolazioni colpite da eventi naturali disastrosi, invece di correr loro in soccorso. L’Adsu è commissariata”.
 
“Stiamo in una situazione grave: economia e stato sociale sono a rischio di default. La stessa Costituzione, la migliore che sia stata scritta per principi e contenuti, con l’afflato di tutte le parti politiche e le ideologie anti-fasciste, è in pericolo”.

“E noi, stiamo aspettando che qualcuno venga a ‘importarci’ un po’ di democrazia. Che sia la magistratura, ultimo baluardo a difesa dei diritti, che sia un leader di un partito, ‘nuovo’ quel tanto che basta per essere spendibile per una tornata elettorale, un commissario al posto di un sindaco. Sessantatre anni fa gli italiani hanno conquistato la democrazia, quarant’anni fa gli aquilani hanno provato a difendere la propria città da quell’attacco i cui effetti si stanno vedendo ora”.

“E ci commissariano su tutto: dalla ricostruzione alle macerie, alla sanità. Non possiamo decidere noi come e quando ricostruire la nostra città. Paghiamo noi i debiti della sanità fatti da altre persone in altri luoghi della regione, vuoi con i tagli, vuoi con l’accise sui carburanti. Quando scatterà la scintilla dell’orgoglio, della reazione, del ‘Basta! Io non ci sto!?'”.

“Non abbiamo bisogno di ordinanze, strutture tecniche, commissari, soggetti attuatori, nani, giullari e ballerine. Abbiamo scritto una legge di iniziativa popolare, abbiamo le nostre istituzioni, abbiamo il diritto. Manifestiamo la nostra dignità: ribelliamoci a chi decide sulla nostra pelle! Riappropriamoci del nostro presente e del nostro futuro”.