L’AQUILA – Sono di nuovo a lavoro cinquanta dei 180 dipendenti della ex Otefal, l’azienda che produce alluminio nel nucleo industriale di Bazzano (L’Aquila), in mobilità dal 2014. Un traguardo che arriva con qualche mese di anticipo visto che il rientro in servizio era previsto entro dicembre.
Lo stabilimento è stato acquistato lo scorso giugno dalla newco costituita da Framiva Metalli di Varese e Feral recycling, e che ha una sede anche a Chieti, attraverso una gara bandita dal curatore fallimentare e le prime 26 assunzioni di ex dipendenti sono arrivate ai primi di luglio.
Il gruppo italiano, specializzato nel settore dei laminati, ha presentato un’offerta di 8,7 milioni, a fronte di una base d’asta di 7 milioni.
Il piano industriale, sul quale è in atto un costante confronto con i sindacati, subordina la logistica dei macchinari al rientro dei dipendenti, è quindi previsto il graduale ritorno in servizio di tutti i 180 circa.
Soddisfatta la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, che oggi insieme al sindaco Massimo Cialente ha incontrato i nuovi vertici aziendali: “Hanno bruciato le tappe, speriamo ora possano tornare a lavoro tutti gli altri dipendenti e magari anche di nuovi”.
Presente l’intero gruppo dirigente del gruppo che ha acquisito la ex Otefal, con in prima linea l’avvocato Roberto Cretaia, ex magistrato che si è occupato della procedura di acquisizione. Presente, come nella precedente visita in azienda dei vertici delle istituzioni, anche il senatore Antonio Razzi, legato a quest’ultimo da un rapporto di amicizia.
“La nuova proprietà ha in mente anche ulteriori investimenti – aggiunge Pezzopane ad AbruzzoWeb -, con l’acquisto di nuovi materiali ed il ripristino di quelli già presenti”.
“Si tratta – spiega poi la senatrice – di un prodotto richiesto sul mercato, producono laminati metallici di tutti i tipi e di tutti gli spessori, l’obiettivo è, tra gli altri, quello di arrivare a fare anche la pellicola tipo Domo Pak“. La newco ha in mente di destinare il secondo stabilimento ai prodotti ancora più raffinati.
“L’azienda – conclude Pezzopane – non chiuse per la crisi del mercato, come avvenuto per altri settori come ad esempio quello della telefonia dove Cina e Medio Oriente ebbero la meglio, ma perchè la precedente proprietà fece investimenti sbagliati”. Marco Signori





