L’AQUILA – “Mi rendo conto che per L’Aquila da ricostruire, c’è bisogno di tempo, dopo che ne è passato, credo, troppo poco. L’importante, però, è che quanto accaduto e ciò che si sta facendo per ricostruirla resti sempre d’attualità e che la città, da quello che vedo, sia tornata a vivere un po’ di più a sette anni dal terremoto”.
Sul palco della festa di San Vittorino, frazione del capoluogo abruzzese, sale Gianluca Impastato, celebre comico milanese di Colorado di Italia1 (e non solo) che interpreta, tra gli altri, lo strano e divertente sommelier Chicco D’Oliva, lui che nella vita reale sommelier “per passione” lo è davvero.
“Sono un appassionato di vini – racconta Impastato ad AbruzzoWeb – e mi piace prendere in giro i sommelier, ma anche curare il mio blog sull’argomento e andare a presentare eventi legati al vino, come il Vinitaly. Si tratta di una questione di qualità, io stesso cerco di portare avanti il messaggio sul bere consapevole, specie quando ci sono di mezzo i più giovani”.
“L’Abruzzo – dice poi il comico-sommelier – è una di quelle regioni che ha degli ottimi vini, penso a Masciarelli, Zaccagnini, Valentini, o il Pietrantonj di Vittorio, il Montepulciano, che è in Italia una delle tantissime garanzie di qualità che ci contraddistinguono rispetto ai vini esteri. Tutti gli italiani riescono a mantenere una vera identità locale, cosa che fuori dai nostri confini è cosa rara”.
Il discorso passa quindi a internet, ai social network, strumenti ormai imprescindibili specie per chi fa mestieri che per natura mettono a contatto col pubblico.
“Ma bisogna fare attenzione – ammonisce Impastato – perché altrimenti si finisce per usarli come mezzi per insultare gli altri. E occhio ai contenuti, che sono fondamentali e che costringono al non apparire soltanto. Anni fa, bastava esserci. Oggi non è più così. Ed è più difficile incuriosire il pubblico. Io uso molto Twitter, che rispetto a Facebook dà la possibilità di essere concisi ma costringe a non essere banali. Perciò, teniamoci questi mezzi finché durano ed usiamoli bene e per dire ciò che pensiamo, evitando di fare come certi politici che non si rendono conto di quanto sia dannoso sfogarsi in un post, insultare senza pensare, scrivere dei pensieri che spesso li ‘umanizzano’ ma non nel senso buono del termine”.
“Fino a trent’anni fa – prosegue – il politico lo vedevi su un manifesto elettorale e poi sul palco per il comizio, oggi la situazione è totalmente diversa. Anche qui, si deve fare attenzione, altrimenti ci si ‘sbraca’ e si fa solo danno. Già i politici fanno ridere amaramente, non mettiamoci pure i deliri di Facebook”.



