L’AQUILA – Il Tar Abruzzo ha accolto la richiesta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila e cratere sospendendo in via cautelare gli effetti della delibera del Consiglio Comunale numero 21 dell’11 aprile 2019: si tratta dell’approvazione definitiva della variante alle Norme Tecniche di Attuazione del Prg per le frazioni.

Secondo la Sovrintendenza la delibera avrebbe stravolto l’assetto delle frazioni, consentendo aumenti di cubature e demolizioni con troppa facilità. Dal Comune replicano, invece, che si tratta di un ricorso “ideologico” su un provvedimento che non avrebbe creato problemi.

Ieri, in una conferenza stampa infuocata, l’assessore alla Pianificazione del Comune dell’Aquila, Daniele Ferella, ha puntato il dito contro la Soprintendenza che “sta facendo politica”, mentre “dovrebbe aver titolo di parlare esclusivamente su quelle che sono le competenze in materia di edifici vincolati e altri tipi di vincoli”.

Dichiarazioni che hanno scatenato una serie di reazioni.

Paolo Romano, capogruppo del Passo Possibile ed Elia Serpetti, consigliere dello stesso partito, in una nota spiegano che: “Avevamo disegnato gli scenari prodotti dalla sospensiva del Tar alla delibera di modifica alle norme del Prg sulla ricostruzione dei centri storici delle frazioni: ritardi epocali, tecnici e cittadini soggetti a penalizzazioni o peggio a commissariamenti degli aggregati. Abbiamo talmente tanto aperto gli occhi all’assessore Ferella da fargli confezionare in pochi giorni l’annullamento in autotutela della variante originaria alle Norme Tecniche Attuative”. 

“Una conclusione ancora più pasticciata di quella che si era pensata con la delibera di Consiglio Comunale n.21 dell’aprile scorso. La politica di un buon amministratore deve vertere verso un uso corretto della procedura amministrativa, mai rispettata negli ultimi due anni. Una delibera di variante, come quella riguardante la delibera di Consiglio 109 del 2016, che aveva concluso l’iter e che, per essere annullata, aveva dunque bisogno di una nuova variante. Di più: secondo la legge e non secondo l’opposizione, l’annullamento di un atto in autotutela può avvenire entro e non oltre 18 mesi, a meno di presupposti tecnici circostanziati dalle leggi nazionali, ma questo non è il caso. Inoltre il ritiro non comporterebbe necessariamente il decadimento della pronuncia del Tar poiché sussiste anche nel ritiro stesso l’elemento fondante della correttezza procedurale che infatti potrebbe portare ad un nuovo ricorso al Tar, se non addirittura la decisione dello stesso Giudice Amministrativo a dover andare avanti nel giudizio di merito”, aggiungono.

“Ma quali saranno i nuovi effetti di questo ritiro in autotutela? Nuovi ricorsi a parte, si prospetta uno scenario ancora più devastante poiché interesserà lo sviluppo della città. Infatti la possibilità di accedere a cambi di destinazioni d’uso per i locali dei centri storici è al momento decaduta, in attesa di nuova variante, quando essa verrà e se mai verrà. Durante i circa 12/18 mesi che passeranno per l’espletamento della procedura di variante, i cittadini che hanno avuto accesso al bando Fare Centro e quelli che legittimamente aspiravano alla possibilità di un cambio di destinazione d’uso dei propri locali per dare vita al centro commerciale diffuso nei centri storici, saranno drammaticamente al palo, con i fondi del bando in via di esaurimento. Nel frattempo l’iter amministrativo dei nuovi centri commerciali nella periferia ovest andrà avanti, mettendo fuori gioca l’attrattiva della città che stava riprendendosi seppur mancante di decisioni strutturali di lunga vita come i parcheggi o la pedonalizzazione della parte centrale”, si legge ancora nella nota.

“Tutto questo nel nome della ripicca personale, prima nei riguardi della vecchia amministrazione, poi della Soprintendenza, poi del Tar. Un vero capolavoro, assessore Ferella!”, concludono.

“L’assessore Ferella paventa il rischio che la ricostruzione delle frazioni possa subire un colpo d’arresto provando ad attribuire ad altri le proprie responsabilità. Suoi, infatti, sono gli errori amministrativi che hanno determinato questa situazione, dall’emendamento presentato in fase di recepimento delle osservazioni, da me contestato e stralciato successivamente dalla Provincia, alla violazione delle procedure previste dalla legge per l’approvazione della variante alle norme tecniche attuative del Prg”,  si legge in una nota del capogruppo del PD in consiglio comunale, Stefano Palumbo.

“Errori che hanno esposto l’ente comunale al rischio di ricorsi da parte di chiunque avesse voluto opporsi, e non solo della Soprintendenza accusata, solo per aver esercitato un suo dovere, di fare politica. Non contento del disastro amministrativo prodotto finora, Ferella annuncia addirittura la volontà di annullare in autotutela tutta la variante urbanistica con una delibera approvata in giunta che rischia di essere una pezza peggiore del buco già creato, ravvisandosi al massimo i presupposti per ritirare solo l’ultima delibera sospesa dal Tar in attesa dell’udienza di merito fissata a novembre. Si tratterebbe del terzo imperdonabile errore che rischierebbe di paralizzare veramente e definitivamente la ricostruzione delle frazioni”, aggiunge.

“Sua è la mancanza di visione, manifestata attraverso la volontà di ripristinare le norme edilizie concepite, con l’approvazione del Prg, nel lontanissimo 1975, riportando indietro di 45 anni una città che è invece in attesa di dotarsi di una visione sul futuro attraverso un nuovo piano regolatore che, lasciato dalla passata amministrazione nella fase ultimativa, per responsabilità attribuibili se non direttamente a Ferella sicuramente alla Lega, è rimasto fermo da oltre due anni – prosegue –  Suo è il miope atteggiamento del ‘muoia Sansone con tutti i Filistei’ con cui cancellerebbe insieme alla variante, per semplice cieca ripicca, anche la possibilità di concedere un cambio di destinazione d’uso verso il commerciale e l’artigianale negli edifici dei centri storici della città e delle frazioni”.

“Sua, infine, è la strumentalizzazione sul tema della sicurezza con cui vorrebbe coprire gli errori commessi. Ci sta forse dicendo l’assessore che la ricostruzione del centro storico dell’Aquila o dei borghi del cratere, realizzata così come per le frazioni con il criterio del livello minimo del 60% di sicurezza sismica, non è sicura? E gli immobili classificati con esito A e B, sono dunque insicuri? Se voleva contestare le norme stabilite dalle Opcm del Governo Berlusconi doveva farlo a suo tempo, come noi facemmo in svariate occasioni, non esserne allora lo strenuo difensore solo per parte presa. AI suoi tanti errori commessi, Ferella dovrebbe oggi rimediare con umiltà e buon senso e non con l’arroganza di chi pensa di esercitare il potere a colpi di maggioranza; a pagarne le conseguenze è sempre la città”, conclude.