L’AQUILA – “Dal 2009 al settembre del 2011, il numero di minori a rischio che l’autorità giudiziaria ha affidato ai servizi sociali del Comune dell’Aquila è aumentato. Sopratutto, rispetto a prima del terremoto, quando il 70 per cento dei minori assistiti faceva parte di famiglie di immigrati, oggi sono perlopiù figli di famiglie aquilane e l’età media da 15-17 anni si è notevolmente abbassata, sono quasi tutti bambini”.
Il dato molto preoccupante è stato comunicato questa mattina dall’assessore alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane, durante una conferenza stampa sui minori a rischio nella nostra città.
Dalla sintesi degli interventi del Comune risulta che nel 2009 i minori assistiti erano 266, di cui la maggior parte stranieri, dopo una leggere inflessione nel 2010, 213 minori assistiti, dovuta al fatto che molte famiglie si trovavano delocalizzate sulla costa, il dato, al settembre 2011, già supera la soglia del 2010, ancora non si è concluso l’anno e probabilmente il numero è destinato ad aumentare, e, fatto molto preoccupante, i minori sono quasi tutti italiani con un’età media che si è molto abbassata.
“Il Comune – ha spiegato la Pezzopane – da solo, perché non abbiamo più contributi statali e regionali come invece avevamo prima del terremoto, ha stanziato 800 mila euro, 100 mila in più rispetto al 2010, per avviare tutta una serie d’interventi per aiutare i minori e le famiglie a rischio”.
“L’azione del Comune – ha continuato la Pezzopane – è tesa prima di tutto all’accompagnare i minori all’interno delle loro famiglie, fino dove sia possibile, con supporti di assistenza sociale e psicologica, ma anche d’aiuto economico, libri e autobus per andare a scuola gratuiti. La residenza assistita deve essere l’ultima ratio, ma a volte il malessere è tale che l’autorità giudiziaria deve allontanare il minore”.
“Il problema – ha precisato la Pezzopane – è che con il terremoto si sono rotti molti equilibri all’interno delle famiglie, è aumentata la povertà, i divorzi e si vive in situazioni di promiscuità, dove molti casi a rischio esplodono”.
“Oggi, l’allontanamento – ha continuato la Pezzopane – non è soltanto per un grave disagio psicosociale del minore, ma anche a causa della conflittualità all’interno delle famiglie. L’abuso e la violenza prima del terremoto erano un dato irrisorio, meno dell’1 per cento, oggi, invece,e la percentuale è molto aumentata e spesso dobbiamo assistere anche la madre del minore”.
La struttura sociale del Comune ha avviato collaborazioni con associazioni come Save The Children, il Centro Antiviolenza per la donna e l’associazione Urlo per quanto riguarda la violenza sessuale sui minori, “queste collaborazioni sono volte ad allargare la rete di aiuti”, ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali.
“Sul problema – ha detto la Pezzopane – ci deve essere maggior consapevolezza delle istituzioni”, alla domanda di cosa ne pensasse della graduatoria dei fondi Giovanardi, che prevede ad esempio, contributi per 12 ospizi disseminati in piccoli paesi del “cratere” e non per progetti volti ai bambini e agli adolescenti, la Pezzopane ha risposto, “noi pensiamo che la graduatoria vada rivista, se lui pensa che vada bene così la porti pure avanti, ma non sta appoggiando le vere necessità della cittadinanza. Ha tagliato fuori un progetto del Comune per strutture per i giovani e i minori. Voglio lanciare un allarme per stare vicino alla situazione del disagio giovanile”.
Sicuramente le nuove e diverse condizioni di vitaall’interno dei Progetti C.a.s.e e dei Map, i nuovi disagi sociali in realtà diverse, il dover vivere in spazi ristretti, in famiglie “aggregate”, ha rotto non pochi equilibri all’interno dei nuclei familiari, la conflittualità è aumentata e le situazioni a rischio sono venute fuori, “il Comune per adesso preferisce investire i fondi in un aiuto concreto, più che in studi sulle condizioni di vita negli alloggi provvisori. Abbiamo sollecitato l’Sge affinché si muova per attivare uno studio e fare un’analisi sociale a due anni e mezzo dal terremoto”, ha concluso, al riguardo, la Pezzopane.



