L’AQUILA – L’assistenza alla popolazione continua a far litigare il Comune dell’Aquila e la Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge).
La nuova battaglia riguarda gli oltre 500 casi di coppie con i coniugi con residenza in due diverse abitazioni che hanno percepito il doppio contributo di autonoma sistemazione.
Ai rilievi sollevati da alcuni consiglieri nel corso della seduta del 15 settembre scorso della Commissione comunale di controllo e garanzia, presieduta da Enzo Lombardi (Fi), e raccolti dal coordinatore della Sge, Roberto Petullà, che ha annunciato l’invio delle carte alla magistratura contabile, ha replicato il dirigente dell’Avvocatura comunale Domenico de Nardis.
“L’allarme lanciato da alcuni, compreso una dirigente comunale (il riferimento è a Paola Giuliani, responsabile della Funzione 6, area Accoglienza alla popolazione della Sge, ndr) – ha detto de Nardis ad AbruzzoWeb – è totalmente infondato e fuori luogo”.
“Dal punto di vista civilistico – ha spiegato l’avvocato – gli sposati sono liberi di fissare la residenza in luoghi diversi e a essi spetta il doppio Cas, tanto è vero che il Tar tre settimane fa ha emesso un’ordinanza di sospensiva indirizzata al Comune che stava procedendo al recupero delle somme nei confronti di una persona”.
Sul parere rilasciato al Comune di Ofena (L’Aquila) dall’ex coordinatore della Sge Carlo Visca, che sancisce che “i coniugi che pur in presenza di diversa residenza anagrafica fanno parte di un unico nucleo familiare”, de Nardis è sarcastico: “Se si prova a fare una ricerca, la norma che richiama Visca (il Dpr 242/2001, ndr) non esiste, c’è invece un decreto del presidente del Consiglio dei ministri che porta lo stesso numero ma che si riferisce ai parametri per stabilire la situazione economica equivalente (Isee), nulla a che vedere con la questione di cui si parla”.
Petullà sostiene che ci sia anche una circolare esplicita, ma de Nardis risponde: “La direttiva firmata dal vice commissario Antonio Cicchetti di cui parla Petullà vale meno di niente, perché incide solo sulle modalità di erogazione del contributo, i requisiti, invece, sono stabiliti da un’ordinanza, che essendo un provvedimento normativo non può essere subordinato a una semplice circolare”.
Alla precisa domanda se questo significhi che le coppie con il doppio Cas possano anche accedere al doppio contributo anche per il trasloco (massimo 5 mila euro), per l’indennizzo dei beni mobili (massimo 10 mila euro) e, soprattutto, per la ristrutturazione degli edifici, de Nardis è categorico: “Tante sono le abitazioni principali, tanti sono i diritti”.



