L’AQUILA – Sono storie ‘nero su bianco’ di donne aquilane che hanno vissuto e superato il terremoto quelle racchiuse nel cofanetto “Donne che non tremano”.

Presentato oggi in conferenza stampa, il progetto mette insieme le testimonianze di normali donne aquilane impegnate nel sociale o imprenditrici, artiste, madri, stampate dietro alle fotografie in bianco e nero opera di Giampiero Corelli.

Le immagini saranno esposte fino al 7 aprile presso il ridotto del teatro comunale con inaugurazione questo sabato alle 16.

“Ci piace celebrare le donne proprio a ridosso della festa della Donna. So con quanta energia e vigore hanno reagito al sisma – ha affermato la neo senatrice Stefania Pezzopane – hanno saputo gestire il ‘tremore’ reagendo attraverso tante forme, chi nel lavoro, chi nell’impegno sociale, chi con dedizione totale all’evento; se siamo riusciti ad andare avanti in questa città è soprattutto grazie alle donne che si sono prese cura di ciò che avevano intorno”.

“Una delle frasi di queste testimonianze che più mi risuonano in testa – ha aggiunto il sindaco, Massimo Cialente – recita che non è questo il momento di andare via, è il tempo di resistere e ricostruire. Gli ultimi dati Istat infatti mostrano che gli aquilani restano qui anche in questa condizione difficile. Speriamo che questa mostra, che arriverà anche a Ravenna e a Matera, contribuirà alla candidatura dell’Aquila come capitale europea della cultura; il nostro impegno è quello di ultimare la ricostruzione entro il 2018 perché nel 2019 intendiamo presentare la città pronta”.

“Sono stata all’Aquila subito dopo il terremoto – ha affermato Ilaria Iacoviello, giornalista inviata di Sky Tg 24 che ha dato forma e parole al progetto – occupandomi della rubrica Osservatorio Abruzzo grazie al quale ho avuto modo di conoscere la realtà straordinaria delle donne aquilane. Nelle foto c’è passato presente e soprattutto futuro: vogliamo mandare un messaggio di speranza”.

Toccanti le testimonianze delle donne immortalate nelle foto, presenti in conferenza: “Non avevo mai apprezzato questa città come adesso che non c’è più – ha affermato Renza Bucci, donna aquilana che ha perso la figlia nel terremoto – la vedo malata e intervengono anche medici che purtroppo non sanno curarla. In ogni angolo rivedo mia figlia, questo dolore non mi passerà fino all’ultimo dei miei giorni ma bisogna andare avanti, puntare sui giovani: molti risultano ancora residenti all’Aquila ma in realtà se ne sono andati, come molti componenti della mia famiglia. Loro sono il nostro futuro, vanno invogliati a restare in questa città perché il disagio giovanile qui è ancora più forte, bisogna credere e investire su di loro, anche questo significa città della cultura”.

“L’Aquila è una città che o non ti piace o ti cattura l’anima, nel mio caso che sono aquilana di adozione è stato amore e sono grata per avermi accolto a braccia aperte”, ha affermato Alessandra Tacchini promotrice del movimento ‘Jamo ‘nnanzi’ mentre la regista e attrice teatrale aquilana Maria Cristina Giambruno ha raccontato che aveva “la febbre a 40 e mezzo quando Corelli mi ha scattato queste foto ma guardando il risultato ora devo dire che è uscito fuori un bellissimo scrigno prezioso che racchiude proprio l’essenza delle donne aquilane arrivando ai cuori”.

Messaggi positivi quelli della squadra femminile dell’Aquila rubgy: “questo sport ti insegna ad andare avanti sempre e segnare”; del gruppo aquilano musicale per quattro quinti al femminile After the Break: “Per noi il terremoto è stato un inizio, da tutto il brutto è nata una bella amicizia” e dalla proprietaria del primo bar riaperto nel 2009, Natalia Nurzia: “ho conosciuto tante splendide persone quindi nella tragedia qualcosa di positivo c’è stato però non è normale che al quarto anno dopo l’evento ancora viviamo in questo stato di precarietà molto difficile, non voglio che questa vita continui così, bisogna fare di più”.