L’AQUILA – Sabato 14 giugno alle ore 10 alla Madonna d’Appari a Paganica (L’Aquila), ci sarà una nuova occasione per contrastare la realizzazione “di un’opera inutile e dannosa come il metanodotto SNAM che da Sulmona arriverebbe a Foligno trafiggendo la dorsale appenninica e che si inserisce nella cosiddetta “linea adriatica” Massafra-Minerbio” secondo il comitato degli ambientalisti abruzzesi che hanno organizzato l’evento.

“Un’opera inutile e dannosa”, si legge in una nota, “che vorrebbe passare in un’area ad altissimo rischio sismico, che non serve al fabbisogno energetico degli italiani e che, sottrae risorse alla transizione ecologica, la cui realizzazione converrebbe solo a Snam, mentre darebbe un colpo mortale alle nostre aree interne e ad un loro possibile ripopolamento. L’opera ha un costo di 2,5miliardi, di cui una consistente parte proveniente da fondi PNRR, e nessuna strategicità, ma una VIA da rifare ferma al 2011 e uno studio sulla sismicità ancora assente, ma che creerà danni paesaggistici enormi con il taglio di due milioni di alberi insistendo su valli e boschi incontaminati dal valore inestimabile, oltre che su posti di valore culturale come la Madonna d’Appari a Paganica”.

“E’ per questo che alle ore 10 ci ritroveremo proprio alla Madonna d’Appari, a Paganica (AQ) per poi spostarci a San Pietro Casale Federici un altro sito interessato dal tracciato. Lo faremo questa volta all’interno della mobilitazione nazionale  “Stop Fossili, Start Rinnovabili”, lanciata in occasione del recente Youth Climate Meeting di Paestum (SA), l’annuale raduno nazionale delle e degli under 35 di Legambiente, e insieme alla Rete “Per il Clima, Fuori dal Fossile” . In concomitanza con la nostra presenza a Paganica ci saranno altre azioni lungo il tracciato del metanodotto, come a Minerbio (BO), in Umbria e nelle Marche, oltre che altre iniziative in luoghi simbolo della Penisola, tutti segnati dalla presenza di anacronistiche infrastrutture della filiera delle fossili. Tra questi, il deposito Eni di Calenzano (FI), e la centrale a carbone Enel di Brindisi. ll richiamo del fossile non molla la presa sul Governo italiano”.

“Nonostante la crisi climatica ed energetica, i costi esorbitanti della bolletta energetica causati dalla dipendenza dall’estero e la necessità di rispettare gli obiettivi europei di azzeramento delle emissioni nette, l’esecutivo continua a legittimare nuovi progetti di sfruttamento di fonti energetiche inquinanti, oltre a delineare un surreale scenario di ritorno del nucleare in Italia. E’ arrivato il momento di dire basta a gas, carbone e petrolio e chiedere di investire nelle fonti rinnovabili, al governo come alla Regione Abruzzo e al Comune dell’Aquila, che prima si erano dette contrarie al gasdotto e ora invece si piegano agli interessi di Snam. Facciamolo a partire dai nostri territori, facciamo a partire dalla difesa della nostra terra che non vuole svendersi a Snam per un’opera inutile e non strategica. L’unica strategia di cui abbiamo davvero bisogno e’ quella di una transizione ecologica delle nostre aree interne, che sia occasione di riscatto sociale, ripopolamento e prospettiva per le nuove generazioni”.