L’AQUILA – Lo stabilimento ex Optimes dell’Aquila finisce all’asta e l’azienda regionale attività produttive (Arap) nel bando prevede una locazione su canone base di 47mila euro al mese, poco più di mezzo milione di euro l’anno, cioè più o meno la metà di quanto ha pagato l’Università per sistemare la sede di Ingegneria nel post-terremoto.

Il caso, da anni al centro del processo per “affitti gonfiati” a carico dell’ex rettore Ferdinando Di Orio e dell’imprenditore Marcello Gallucci, che è in contenzioso con l’Arap per la proprietà dell’immobile, è stato rilanciato durante la trasmissione Fatto in Italia, settimanale condotto da Nicolas Ballario su Radio Radicale che racconta fatti legati all’urbanistica, al paesaggio e al territorio.

“Le udienze sono state fissate ogni 9 mesi, siamo arrivati alla prescrizione, il magistrato ha fissato l’ultima udienza il 2 di febbraio quando il 30 dicembre questi reati vanno in prescrizione – ha ricordato il professor Sergio Tiberti, ospite della trasmissione insieme al caporedattore del Centro Giustino Parisse – Questa ex fabbrica che è stata affittata a prezzi inenarrabili ho scoperto che oggi viene messa all’asta in affitto al 50 per cento di quello che ha pagato l’Università. Non è che all’Aquila sono stati costruiti 10mila capannoni o sono stati risistemati tutti, la realtà dei capannoni dell’Aquila è più o meno identica a quella post terremoto”.

“Questi capannoni pagati dall’Università più del doppio, ora sono restaurati, perché quando li prese l’Università all’interno non c’era nulla quindi l’Università ha speso dei soldi, senza gara naturalmente, affidati allo stesso proprietario”, ha aggiunto il docente.

“Considero sciacallo non solo chi va a rubare nelle case dei terremotati ma anche chi prende in affitto a prezzi esagerati con i soldi dello Stato”, ha continuato Tiberti.

Il prof si è espresso anche sulla proprietà dell’immobile: “C’è una sentenza del presidente del tribunale dell’Aquila Ciro Riviezzo – ha detto Tiberti – che dice che era pacifico che quel capannone era di proprietà del consorzio industriale fin dal 2006, quindi nel 2009 l’Università fa un contratto con un terzo soggetto che non era il proprietario”.

“Abbiamo avuto due interrogazioni parlamentari, una da parte del Movimento cinque stelle e una da parte del senatore Lucio Barani sulla storia degli affitti Optimes. Qual è la risposta? – ha aggiunto il docente – Il ministro Andrea Orlando manderà gli ispettori? Del Csm neanche ne parlo, il vice presidente è un’ottima persona però è abruzzese, quindi potrebbe andare più in profondità l’ispezione del Ministero della Giustizia”.

Le domande di partecipazione all’asta vanno presentate entro il 9 settembre all’Arap, e il 15 nella sede dell’Azienda regionale si terrà l’asta pubblica per la concessione in locazione con diritto di acquisto alla scadenza di tre anni per un importo al netto di Iva di 9milioni e 450mila euro. Il locatario potrà scalcolare dal costo la somma pagata per l’affitto.

La superficie complessiva dell’immobile è di quasi 31mila metri quadrati, a cui si aggiunge una superficie scoperta destinata a parcheggi.

A Fatto in Italia si è allargato lo sguardo anche al terremoto che il 24 agosto ha colpito l’Italia centrale.

“Tutte le volte che c’è un terremoto si sente esattamente la stessa cosa – ha commentato il fotografo Oliviero Toscani – Mi ricordo che tre anni fa sono andato all’Aquila a fare un reportage e mi sono sentito dire tantissime cose dagli aquilani, mi hanno rincorso buttandomi fuori dalla città, il sindaco si era offeso perché io avevo fatto degli appunti sulle inefficienze”.

“Questo odore di corruzione dappertutto… Ci sono delle case rifatte subito, meglio, più grandi e altre che invece non saranno più rifatte credo. Nel Belice è ancora tutto distrutto. È possibile che siamo tutti così ingenui e corrotti? Questa è corruzione culturale. Il terremoto è un fatto naturale ma i disastri sono umani, siamo noi che prepariamo tutto”, ha aggiunto.

“Fossi aquilano, sentire le notizie su quello che è successo mi arrabbiereri, hanno fatto le stesse promesse”, ha detto ancora Toscani.

Parisse, che ha analizzato il post-terremoto aquilano, ha detto che “tutto sommato sulle periferie si è fatto molto, ma quando parliamo di periferie parliamo di case che avevano avuto danni limitati e quelle sono state piò meno rimesse in piedi, anche se io dico ‘rattoppate’. Per quanto riguarda il centro storico siamo al 50-60 per cento, dati del Comune. Però questo 50-60 per cento contiene cantieri già chiusi e cantieri che sono in corso. Il grande dramma sono le frazioni dove siamo all’anno zero e non sono previsti neanche i sottoservizi”.

“Le new town anche agli aquilani sembrarono un miracolo – ha aggiunto – il problema di oggi è che questi piani Case hanno mostrato molte falle anche dal punto di vista costruttivo, molti sono stati chiusi perché inagibili e costano quasi 10 milioni l’anno come gestione e manutenzione, e il Comune non sa dove prendere questi soldi”.

“Spesso ho parlato di ricostruzione di classe, intendendo classe sociale. Per cui – per Parisse – si sono stati ricostruiti bei palazzi in centro storico con museo annesso e sono stati restaurati anche affreschi e va benissimo, poi però vedo le frazioni ridotte ancora in macerie”.

Ad Amatrice, “penso che in cinque o sei anni si possa fare molto però l’esperienza aquilana ci insegna che poi ci si mettono in mezzo i burocrati, i tecnici, tutto un mondo che si muove dietro la ricostruzione e spesso o si fanno le cose male o con grande ritardo”.

Tiberti è tornato poi a prendersela con il sindaco Massimo Cialente: “Siccome è andato in televisione, è andato ad Amatrice a porsi come il salvificatore del post terremoto, ho detto ‘All’Aquila funziona quasi niente’, chi vi parla da 7 anni e mezzo sta aspettando la propria casa in centro storico, di cui non ho traccia, come mai qualche vip ha avuto i soldi per riparare la propria villa che non era andata giù?”.