L’AQUILA – “All’Aquila sono arrivati i nuovi barbari”.

È questa l’accusa lanciata in un appello promosso da Giandomenico Cifani, ricercatore del Cnr e responsabile della sezione aquilana di Italia nostra, Donato Di Ludovico dell’Istituto nazionale di urbanistica, e Pierluigi Properzi, consigliere comunale e ordinario di Tecnica urbanistica dell’Università dell’Aquila. Tra i sottoscrittori del documento si leggono nomi importanti della cultura nazionale come Salvatore Settis e Vittorio Emiliani.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la demolizione della storica sede Inail di corso Federico II, “uno dei numerosi edifici realizzati in epoca fascista – scrivono – che, notoriamente, all’Aquila ha prodotto interventi di grande qualità architettonica e che caratterizza profondamente intere parti del tessuto urbano, ma anche strutturale visto che sono tra gli edifici che hanno subito meno danni dal terremoto del 2009”.

“Il fatto è tanto più grave, e lascia sconcertati – aggiungono – se si pensa non solo che dalla scheda di rilevamento danno risultano solo danni strutturali leggeri ma anche, e soprattutto, che l’edificio è vincolato”.

“Questo gravissimo episodio – dicono ancora – dimostra che le complesse, contraddittorie e incomprensibili norme ‘costruite’ per il dopo-terremoto del 2009 sono assolutamente improprie, tanto per usare un eufemismo, e consentono tutto e il contrario di tutto senza, per altro, alcun controllo della spesa”.

“Stanno distruggendo la città con una disinvoltura sconcertante – attacca Properzi – e la colpa è di tutti, a partire dal Comune e dalla Soprintendenza, che dovrebbero controllare e tutelare il patrimonio cittadino”.

“Questa è una figuraccia in campo nazionale – prosegue – manca una strategia complessiva, si consente tutto sulla base di una firma, senza sapere cosa e perché si demolisce”.

“Richiameremo l’attenzione degli organi di controllo – conclude Properzi – certo non ci fermeremo”. (pi.bi.)
  
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