L’AQUILA – Nell’epoca in cui i grandi marchi commerciali invadono anche le città d’arte e tagliano le radici della storia, c’è chi ancora mantiene vive le tradizioni cittadine guardando al futuro.
È il caso della Libreria Colacchi, pezzo di storia del capoluogo aquilano dal 1938 – che ha riaperto in centro storico, in Corso Vittorio Emanuele, nel novembre del 2019 a dieci anni di distanza dal terremoto che l’aveva “confinata” da Palazzo Pica-Alfieri alla periferia di Cansatessa – gestita, come sempre in famiglia, dai due giovani imprenditori Giovanni e Matteo Rotili, accompagnati costantemente dalla solida esperienza dei genitori, due simboli delle attività culturali del cuore aquilano, Sandro e Roberto Rotili.
Nonostante oggi stia diventando sempre più forte una sorta di ‘buio culturale’, dettato anche dalla massiccia conquista della lettura da parte dei colossi dell’e-commerce, come molte altre realtà librarie in Italia, la libreria Colacchi continua a proporre cultura ogni giorno senza bisogno di conquistare i “mercati internazionali”, ma, al contrario, mantenendo quel legame fortissimo, vivo, riconoscibile nei volti e nelle voci, nelle storie e nelle espressioni dialettali, con la città che rinasce giorno dopo giorno.
Alla “missione” della libreria Colacchi, che a fine giugno “spegnerà” ottantacinque candeline, è dunque dedicata la poesia in dialetto aquilano composta da Francesco Di Giandomenico, giovane laureato aquilano in Studi letterari e culturali all’Università dell’Aquila che ha già dedicato un sonetto per i quattordici anni dal sisma del 6 aprile 2009, all’Art Cafè di Dario De Michele e a Karl Heinrich Ulrichs, scrittore, poeta e giurista tedesco, la cui figura è universalmente riconosciuta come quella di pioniere del primo movimento omosessuale, morto all’Aquila il 14 luglio del 1895.






