L’AQUILA – Cespugli che hanno superato il metro di altezza, pietre spaccate, panchine ormai coperte dall’erba alta, cestini stracolmi di immondizia.
È lo stato di degrado in cui versa il Parco delle Acque di Borgo Rivera all’Aquila, nato nell’ottobre del 2016 come belvedere terrazzato alle spalle della fontana delle 99 Cannelle, con vista sulla Chiesa di San Vito.
Un luogo chiave per la città dell’Aquila, realizzato dalla vecchia amministrazione con lo scopo di valorizzare l’intera zona della Rivera, una delle più antiche, da dove secondo la leggenda è nato il capoluogo abruzzese.
I lavori sono costati circa 600 mila euro e, durante l’inaugurazione, l’allora assessore al ramo, Maurizio Capri, aveva annunciato un secondo step di lavori: trasformare in parco urbano gli altri 3 mila metri quadrati dell’area sovrastante, abbandonata da decenni, dove c’è un’antica conceria dal grande valore storico da restaurare e destinare ad attività ricettiva.
Capri aveva anche parlato di ulteriori 200 mila euro per il progetto del secondo lotto, già nelle disponibilità delle casse comunali, ma i lavori, a quasi 2 anni di distanza, non sono iniziati.
La gestione dell’area verde è ancora in capo al Comune: si era parlato, infatti, di un possibile bando per la gestione da affidare a privati, associazioni o cooperative, ma questa ipotesi non si è mai realizzata.
Tornando allo stato di abbandono e incuria del Parco, frequentatissimo durante i giorni di festa dagli aquilani e dai turisti in visita alle 99 Cannelle e al Museo nazionale d’Abruzzo (Munda), moltre panchine sono inutilizzabili per via dell’erba alta e sono cresciuti forti e rigogliosi, anche grazie alle sorgenti naturali che caratterizzano la zona, cepugli di ortica alti più di un metro.
Non è migliore lo stato del manto erboso, con ciuffi prominenti e dei cestini per l’immondizia pieni, dai quali fuoriescono molti rifiuti.





