L’AQUILA – Il consiglio comunale ha approvato questo pomeriggio il piano di ricostruzione della città.
Il progetto già al centro di polemiche vivaci (l’amministrazione ha impiegato quasi tre anni per completarlo) e sollecitato più volte dal governo, ha avuto via libera all’unanimità dalla massima assemblea cittadina.
In precedenza era stato approvato dalla giunta comunale e dalla commissione per il territorio. Nei prossimi giorni sarà trasmesso alla struttura commissariale per le verifiche progettuali e sarà aperto alle osservazioni dei cittadini.
Soddisfazione per l’approvazione è stata espressa dal sindaco, Massimo Cialente, dall’assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano e dal presidente del consiglio comunale, Carlo Benedetti.
Per quanto riguarda i progetti di rifacimento degli stabili del centro storico, per la loro presentazione saranno concessi 180 giorni (progetti singoli), mentre i progetti degli aggregati strutturali fino a 3 mila metri quadrati avranno bisogno di 240 giorni per essere approvati e quelli degli aggregati al di sopra dei 3 mila metri quadrati avranno 300 giorni di tempo per essere presentati.
DI STEFANO: “CENTRO STORICO TORNA A ESSERE IL CUORE DELLA VITA SOCIALE”
“Il modello per la ricostruzione attivato dal Comune dell’Aquila per il centro storico e le 49 frazioni – ha dichiarato l’assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano – si basa, pur nel rispetto della normativa di riferimento, ossia la legge 77 sul terremoto, su un approccio che privilegia, quando possibile, il piano regolatore vigente, evitando il ricorso esclusivo a una pianificazione separata”.
“Da dicembre 2010 ad agosto 2011 – ha continuato Di Stefano – durante la fase di predisposizione del piano, il Comune ha anticipato, con l’emanazione di 10 provvedimenti del sindaco, l’attuazione degli interventi, conformi al piano regolatore, che potevano essere avviati subito, circa il 70 per cento del totale”.
“Il piano di ricostruzione – ha spiegato Di Stefano – comprende quattro sezioni relative, rispettivamente, alle linee di indirizzo strategico, agli aspetti generali, alle attività preliminari, ai contenuti, con la stima di massima dei costi degli interventi, e all’applicazione delle disposizioni urbanistiche vigenti”.
“Partendo da un’analisi delle trasformazioni della società e del territorio dopo il sisma – ha proseguito – il piano ha individuano le criticità e i punti di forza del tessuto urbano e socio economico della città”.
“Le linee di intervento – ha continuato l’assessore – sono quattro. Innanzitutto il centro storico torna a essere il cuore della vita sociale, attraverso l’attivazione immediata degli interventi privati, l’innalzamento dei livelli di sicurezza antisismica, la riqualificare delle aree verdi e dei servizi e il rilancio del tessuto socio economico e produttivo. Puntiamo a garantire la qualità urbana e sociale alla città estesa, con la riorganizzare della mobilità, la creazione di nuovi poli urbani nelle frazioni, l’attivazione di adeguate politiche di inclusione sociale, tese a riconnettere la città territorio”.
“Altro aspetto importante – ha aggiunto Di stefano – è il rilancio economico, puntando su Università e formazione, industria hi-tech e innovazione, turismo e cultura. Infine, prevediamo di ampliare e migliorare i servizi delle strutture comunali preposti alla ricostruzione”.
Tra i contenuti del piano ci sono gli adempimenti preliminari, come la perimetrazione, la definizione degli ambiti di ricostruzione, l’emanazione degli avvisi pubblici per la presentazione delle proposte di intervento, la verifica preliminare delle stesse e l’identificazione degli aggregati edilizi, circa 2 mila in un territorio di oltre 400 ettari.
I piani di ricostruzione delle frazioni sono di norma d’iniziativa pubblica e possono riguardare l’intero perimetro dei centri storici delle frazioni e la totalità degli edifici singoli e aggregati, per i quali è necessario intervenire con provvedimenti in variante al Piano regolatore generale.
“Il Comune dell’Aquila – ha spiegato l’assessore Di Stefano – ha già avviato le procedure di approvazione di proposte di ricostruzione di interi ambiti territoriali tra cui, il piano per la ricostruzione di Onna (L’Aquila), finanziato dall’Ambasciata tedesca, quella perla ricostruzione di Tempera (L’Aquila), a cura dell’Università di Camerino, e quello per la Ricostruzione di Bagno (L’Aquila), realizzato dall’Istituto universitario di Architettura di Venezia”.
“Il piano – ha continuato l’assessore – prevede anche le proposte per l’elaborazione di progetti strategici di iniziativa pubblica e privata. In tali aree l’amministrazione favorisce interventi e programmi unitari, per raggiungere obiettivi di riqualificazione urbana, anche utilizzando alcuni elementi di innovazione normativa”.
I progetti strategici di iniziativa privata sono quelli dei quartieri aquilani di Banca D’Italia in via XX Settembre, Santa Croce, piazza della Lauretana, Valle Pretara, Porta Leone, Borgo Rivera, S. Andrea – Campo di Fossa.
Quelli, invece, di iniziativa pubblica sono: il polo universitario che sorgerà nella zona dell’ex ospedale San Salvatore, il complesso scolastico polifunzionale che verrà realizzato nella caserma “Francesco Rossi”, l’area ex ospedale di Collemaggio, la sede unica uffici comunali, la zona del viale della Croce Rossa, il cosiddetto Polo del Welfare e i progetti legati alle mura medievali, a Piazza d’Armi e ai parchi urbani.
Il piano è stato redatto con la partecipazione attiva dei cittadini, invitati a presentare proposte di intervento edilizio e di aggregato strutturale.
Per le frazioni sono mille le schede con proposte di intervento. Sono stati inoltre identificati circa 2 mila aggregati, di cui 340 nel capoluogo e mille e 156 nelle frazioni.
Il presidente del consiglio comunale, Carlo Benedetti, ha proposto di intervenire successivamente sul testo con disposizioni relative al riconoscimento di una priorità per il cosiddetto asse centrale (piazza Battaglione Alpini, piazza Duomo, corso Federico II e strade e piazze limitrofe), attraverso la pratica del silenzio assenso a 60 giorni e il sistema dell’appalto unico, da concordare eventualmente, come ha spiegato Benedetti, con l’Associazione nazionale dei costruttori edili.
D’ERAMO, ”PIANO RICOSTRUZIONE INEFFICACE”
“Ricostruzione del centro storico lasciata al caso e all’iniziativa del singolo, senza sostegno e guida dell’Amministrazione comunale e priva di una visione d’insieme, reale e futuribile della Città”.
Il consigliere comunale della Destra, Luigi D’Eramo, ha espresso così il suo dissenso, con voto di astensione, rispetto al documento di programmazione urbanistica licenziato “tardivamente” da Palazzo Margherita e adottato oggi dal Consiglio Comunale.
“In questa riunione di Consiglio – ha proseguito il consigliere – dovevano essere invitate le rappresentanze degli ordini, delle professioni e delle associazioni con le quali confrontarci. La sinistra si riempie la bocca di partecipazione e poi non la applica mai. A distanza di tre anni dalla disgrazia avrei voluto vedere il Comune “firmare” un impegno con gli aquilani mettendo, nero su bianco, date e tempi certi”.
“Il Piano di ricostruzione – ha sostenuto D’Eramo – appare, invece, nebuloso e inefficace quando: non determina i comparti o sub-comparti autonomi, assimilando l’intera Zona A del centro storico, zona omogenea, a un unico comparto dove si interviene in assenza del Piano; nega il coordinamento tra edifici singoli e comparti, demanda alle società di gestione la programmazione delle urbanizzazioni e trascura qualsiasi problema in assenza di un Piano delle interferenze”.
“Ma anche perché – ha continuato D’Eramo – accetta supinamente la logica delle seconde case negando la ricostruzione dei centri storici (si pensi alle frazioni dove sono tutte seconde case); non tutela il patrimonio artistico e storico cittadino, in applicazione dell’Opcm 3996, perché i parametri, stabiliti nell’ordinanza, delle percentuali di concessione del contributo sopra soglia sono in base al numero dei componenti il nucleo familiare, al reddito e alla rendita. La proprietà potrebbe non avere la possibilità di intervenire o semplicemente decidere di non farlo, compromettendo il completo recupero dell’edificio in danno dell’intera collettività”.
Inoltre, per il consigliere della Destra il Piano risulterebbe inefficace anche perché, “individua il termine di presentazione delle domande di contributo entro 180 giorni dalla pubblicazione dell’atto di adozione del Piano, dovendo tener conto però della localizzazione rispetto a percorsi sicuri, della disponibilità dei servizi a rete, del livello di interferenza con altre attività nello stesso ambito”.
“Tutte queste condizioni – ha spiegato D’Eramo – sembrano derivare dal caso e non da una precisa programmazione comunale”.
D’Eramo ha aggiunto che il Piano, “non chiarisce, nel caso della proprietà mista pubblico-privata, a quali finanziamenti può accedere la parte pubblica. Cosa accadrebbe se il pubblico rappresentasse la minoranza di un aggregato e il privato facesse valere la sua posizione di dominanza sulla conduzione degli affidamenti, degli appalti e dei lavori che vedono, per la parte privata, la possibilità della concessione del contributo?”.
In ultimo, secondo D’Eramo, il Piano non sarebbe valido perché “individua come priorità la facilitazione del rientro nelle abitazioni e favorisce, ove possibile, ‘la diretta e libera azione di recupero degli edifici danneggiati’ a determinate condizioni. Ciò non è coerente con lo spirito del Piano visto che incoraggia il recupero di singoli edifici, avulsi da una coordinamento d’insieme”.
“A mio avviso – ha concluso D’Eramo – la ricostruzione per parti della Città, con il coordinamento degli interventi, consentirebbe di avere un disegno complessivo. Lasciare all’iniziativa non coordinata del singolo la ricostruzione significa rinunciare a un’idea nuova dell’Aquila, a un luogo urbano nuovo dove trovino soluzione gli annosi problemi che hanno sempre costituito il nodo della riqualificazione urbana del centro storico”.



