L’AQUILA – “Sono pronto a difendere i lavoratori e i miei sacrifici in tutte le sedi possibili. Purtroppo, in questa vicenda le motivazioni di H3G sono immotivate. Ed è un peccato, perché di mezzo c’è il futuro di più di 200 persone”.
Così Francesco Cisco, l’imprenditore di origini bellunesi a capo di Globe Network, call center dell’Aquila che si trova nell’ex polo elettronico Italtel e che ha come unico committente l’operatore telefonico H3G, dopo lo scoppio del caso, con tanto di protesta durante la tappa aquilana del Giro d’Italia, dei 234 lavoratori che dal 30 giugno rischiano seriamente di essere licenziati dal 30 giugno per la fine della commessa.
Ed è pressoché inevitabile il rimpallo di responsabilità, con da un lato la H3G che se la prende con Globe Network e dall’altro la Globe Network che, attraverso Cisco, rispedisce il tutto al mittente.
“Abbiamo investito all’Aquila dopo il terremoto del 2009 – afferma Cisco ad AbruzzoWeb – e lo abbiamo fatto senza alcun aiuto, soffrendo non poco anche per trovare una sede e per pagare degli affitti altissimi. La nostra, e non temo smentite, è una storia seria, con un’azienda che ha sempre rispettato le regole, i diritti sindacali, senza mai mancare il pagamento degli stipendi. Ma ormai è diventato tutto difficile, col il costo del lavoro arrivato ad un livello insostenibile, che incide per il 90 per cento sul fatturato”.
A questa situazione, spiega poi Cisco, “si è arrivati perché Globe Network ha debiti con il fisco (si parla di 4,5 milioni di euro, ndr), rateizzati con l’Agenzia delle Entrate e senza aver mai ricevuto una cartella da parte di Equitalia, ma i costi anche qui sono diventati insostenibili e per questo vorremmo che si spalmasse il tutto nell’arco di dieci anni, con pagamenti mensili. Una soluzione che si può percorrere tranquillamene, a patto che il contratto con H3G prosegua”.
“H3G – svela poi Cisco – voleva prima l’accordo con l’Agenzia delle Entrate e poi si sarebbe seduta a parlarne con noi, dando un’impressione positiva sull’esito della conclusione delle trattative. Poi, però, è arrivata la ‘tegola’, con l’annuncio improvviso della fine della commessa prevista per il 30 giugno”.
“Posso dire – tiene a precisare l’imprenditore – che in questi anni, gli unici ad averci confortato in questi anni sono stati il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, e la senatrice aquilana del Partito democratico, Stefania Pezzopane. Lunedì, anche con loro, ci siederemo attorno a un tavolo in Regione”.
“In quella sede – conclude Cisco – porterò documenti, dati, numeri, per dimostrare quel che affermo, voglio favorire in tutte le maniere la difesa del posto di lavoro. Guadagno quello che guadagna un mio operatore, so cosa significa lavorare e soprattutto ho da sempre un obbligo morale nei confronti dell’Aquila terremotata e dei dipendenti”.



