L’AQUILA – “La discussione che si è scatenata in seguito alla votazione del Consiglio comunale di Pescara sullo spostamento della Corte d’appello e le richieste provenienti dalla Marsica sul tema della Sanità rappresentano segnali sintomatici delle difficoltà di una comunità regionale nel trovare la coesione necessaria per affrontare e superare il momento difficile che sta attraversando e che dura ormai da anni”.

Lo afferma Stefano Palumbo, consigliere comunale del Partito democratico aquilano. 

“Molti indicatori economici fotografano un Abruzzo che soffre più di altre Regioni la crisi nazionale; nessuna infrastruttura strategica è prevista nel recente decreto Sblocca Italia varato dal governo. Basterebbe questo a far comprendere che non abbiamo bisogno di azioni campanilistiche e autoreferenziali ma di uno scatto di orgoglio e di consapevolezza per riuscire finalmente a fare sistema sui grandi temi”, scrive Palumbo nella nota.

“È vero che nel programma elettorale del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso – prosegue il consigliere comunale piddino – uno dei punti qualificanti è l’approvazione di una legge per L’Aquila capoluogo. Non basta però appellarsi a questa legge per difendere la “permanenza” della Corte d’appello nella nostra città. Come non basta appellarsi alle ragioni di campanile, all’indotto puro e semplice che la struttura genera, in termini di posti di lavoro, benessere, reddito. Non basta, non perché non sia necessario farlo, ma perché è doveroso puntare più in alto”.

“Una legge per L’Aquila capoluogo è necessaria, ma ha senso nella misura in cui L’Aquila acquisisca la capacità di guidare un nuovo Abruzzo. La Corte d’Appello deve rimanere all’Aquila ma è auspicabile che questo avvenga nell’ambito di una generale programmazione e riorganizzazione che valorizzi e renda più ‘facile’, parola cara a D’Alfonso, il sistema giudiziario regionale”, afferma quindi Palumbo.

“Il discorso vale in generale, non solo per la questione delle sedi giudiziaria: penso alle infrastrutture ed all’ambizione che l’Abruzzo dovrebbe perseguire per diventare la porta d’accesso di Roma all’Adriatico; penso al sistema produttivo e delle imprese e alla necessità di una profonda opera di stimolo e di riorganizzazione. In questa visione deve riemergere il ruolo dell’Aquila capoluogo, ed è su questi presupposti che deve nascere un sano e proficuo campanilismo regionale”, conclude.