L’AQUILA –  “Le possiamo garantire che il primo pensiero del mattino vola là, in quel di Santa Croce – Via Roma, perché la tana non c’è più, ma il cuore non ne è mai andato via. Noi, signor sindaco, la colpa la diamo a lei”. 

Il coordinamento Santa Croce Via Roma dei condomini degli edifici che attendono di essere ricostruiti al ridosso del riscoperto sito archeologico di Porta Barete scrive al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che “ancora una volta torna a pungolare i concittadini aquilani affinché facciano di tutto per sollecitare tecnici e amministratori di condominio a velocizzare le pratiche per quanto nelle possibilità di ognuno”.

Nel sito di Santa Croce, inoltre, recentemente sono stati scoperti dei reperti romani che hanno bloccato i lavori di ricostruzione dei civici 6 e 8 per un paio di settimane per lasciare spazio alle indagini archeologiche.

“Giusto, anzi giustissimo – scrive il coordinamento dei condomini – C’è però qualcosa che non torna, perlomeno nel caso di noi disgraziati abitanti di Via S. Croce – Via Roma. Se è vero che tutti gli animali vogliono tornare al loro nido, questo è ancora più vero nella nostra situazione perché avvertiamo, nella nostra singolarità, di essere stati predestinati non ad un normale iter di ricostruzione che, per quanto impastoiato e rallentato dalla burocrazia ‘.. pur si muove’, ma ad un processo che ci sta mettendo a dura prova, sta diventando una sfida, e quindi per noi significa voler arrivare a tutti i costi alla meta… cioè al nido”.

“Ora, signor sindaco, bene fa lei a sollecitare i responsabili dal committente al tecnico all’ amministratore: ma noi, chi dobbiamo sollecitare? – sottolineano – Lasciamo per ora i ritrovamenti delle ultime settimane, andiamo ancora un po’ indietro nel tempo: in una intervista Lei afferma che ‘…siamo partiti con un anno e mezzo di ritardo rispetto al cronoprogramma che si era dato il Consiglio Comunale'”.

“Bene, giustifichiamo con tutte le ragioni immaginabili e adducibili ma l’anno e mezzo è ampiamente e dolorosamente superato, in questo caso a chi diamo la colpa? Chi dobbiamo bacchettare e pungolare? – prosegue il coordinamento – In molti vogliamo sapere solo questo, sarebbe già tanto sapere chi pungolare – e come pungoleremmo bene! A chi dare la colpa di questo esilio in terra propria, di questa vita senza tempo?”.

“Noi stiamo solo chiedendo la casa, così com’era, senza lussi o pretese aggiunte, signor sindaco, il nido – spiegano i condomini –  Perché siamo animali anche noi, nonostante siamo nati o vissuti in quella parte di città che già prima di assurgere a mirabile sito archeologico era il fanalino di coda della ricostruzione e non aveva mai ottenuto certezze sui tempi e sulle modalità della ricostruzione. Viene da pensare, signor sindaco, alle parole finali di George Orwell che in Animal Farm così suonano: ‘Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri’. Per questo, sindaco, anche noi animali meno uguali degli altri vogliamo tornare al nostro nido, e siccome siamo già molto addolorati per aver sbagliato ad eleggere persone che non sanno garantirci il misero diritto di tornare a casa, ci risparmi almeno questo: l’umiliazione di sentirci un po’ inetti perché non bacchettiamo chi di competenza”.