L’AQUILA – La maggioranza del Comune dell’Aquila perde un altro tassello: Francesco Pistoia, già assessore durante l’amministrazione di centrodestra con Biagio Tempesta e poi eletto con il centrosinistra, lascia il gruppo del Partito democratico e si colloca nel gruppo misto, con le mani libere e “un solo partito, la città dell’Aquila”, come spiega.
Dopo una serie di colpi inferti alla maggioranza dai suoi stessi membri, potrebbe essere la botta decisiva alla tenuta del Consiglio comunale: il centrosinistra rischia di non avere più i numeri per governare se Pistoia deciderà di votare contro (al momento non è detto che lo faccia).
“Se è così andremo a casa”, ha sempre detto il sindaco Massimo Cialente (nella foto), e stavolta il governo cittadino potrebbe cadere davvero.
In Comune ormai sembra in corso una partita di “Indovina chi?” , il gioco da tavolo in cui facendo domande sull’identità di una persona da scoprire si eliminavano via via possibili sospettati, facendo cadere le tesserine dal tabellone con le dita, finché non ne restava in piedi soltanto una.
Allo stesso modo, negli ultimi mesi, l’Ente ha perso i pezzi, e alla fine quello che rischia di ritrovarsi da solo è lui, il sindaco.
L’ADDIO DI PISTOIA
Stavolta tocca a Pistoia.
“Altri hanno scritto lettere – afferma brevemente – io scelgo il silenzio: di qui in avanti voglio essere giudicato con gli atti e questo è un atto. La città dell’Aquila è il mio unico partito e il mio unico vincolo: sono stato coerente quando ero con Forza Italia, poi mi sono illuso in questo senso e sono stato coerente anche stavolta”.
Pistoia si rifiuta di parlare di schieramenti, ma le sue parole non sembrano escludere un futuro politico di nuovo nel centrodestra: “Non importa destra o sinistra – conclude infatti – io voglio fare politica in favore della città. Se qualcuno mi offre un calice per L’Aquila, io ci bevo. Ma deve essere un calice di qualità”.
UN’ESTATE DI FUGHE
Quello di Pistoia è solo l’ultimo di una serie ormai lunga di addii alla maggioranza e al Consiglio.
A giugno ha aperto le danze Giustino Masciocco, assessore al Sociale, che si è dimesso sbattendo la porta (“Non sarò connivente con il Governo”). A luglio lo ha seguìto il direttore generale del Comune, Massimiliano Cordeschi (“Ingerenza dalla Giunta nel mio operato”).
I primi di agosto sono poi arrivate le dimissioni di Franco Colonna, eletto con la lista civica di Impegno per L’Aquila (“Non riesco a incidere, mi sento responsabile”). Poco dopo Ferragosto, infine, anche a destra è arrivato un saluto: Pierluigi Tancredi, anche lui ex assessore con Tempesta, ha salutato la compagnia con una lettera misteriosa, in cui affermava di approvare l’operato del sindaco ma al tempo stesso tagliava la corda dal Consiglio.
L’ultima tesserina a cadere è stata quella di Giuseppe Bernardi, eletto nei Ds e successivamente transitato in Sinistra democratica e poi Sinistra ecologia libertà, fondando il gruppo consiliare Sinistra per L’Aquila: si è dimesso da componente della quarta commissione consiliare, uscendo, allo stesso tempo, a bazookate dalla coalizione: “La maggioranza è condizionata dai ricatti del ‘furbo’ partito di turno”, ha tuonato.
L’andazzo potrebbe concludersi a breve: la maggioranza oggi è vaporizzata e al primo scossone potrebbe andare sotto.
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