Lì’AQUILA – “Ciao Peppe”. Inizia così la lunga lettera che il giornalista aquilano Giosafat Capulli ha scritto in ricordo del giornalista Giuseppe Vespa, morto all’Aquila a 82 anni, al termine di una lunga malattia.

“Le scorribande terrene tra le ipocrisie perbeniste cittadine per sconvolgerle, sono finite – si legge nel testo -. Per te da ieri sono iniziate quelle nelle praterie dell’Universo dove pure San Pietro dovrà stare attento alle punzecchiature che il pungiglione della tua penna sapranno di certo infliggergli. Sento dolore per la tua scomparsa terrena, ma più che lacrime sono sorrisi quelli che mi ispiri anche ora che non sei più tra di noi. I sorrisi di una vita passata a dirne e farne di tutti i colori”.

“A dare alla città un po’ di quel sale dell’ironia che spesso le è mancato e che ora mancherà ancor di più. Non ti prendevi  troppo sul serio ed eri professore, pittore, scultore e anche giornalista a capo di una piccola grande testata: L’Editoriale. Ti inventasti anche un partito, ‘Forza L’aquila’ – ricorda ancora – . Roba che sa fare solo chi ha grande fantasia e determinazione. Ecco, Peppino, di certo la tua vita non ha inseguito il ritmo morto del “Posto Fisso” con la sequela di banalità e luoghi comuni che ne consegue. Hai spaziato in ogni campo e in ogni campo hai saputo inoculare quel pizzico di genialità che era tutta tua. Innata. Non parlo dei nostri rapporti personali. Quelli erano e resteranno cosa tra noi”.

“Ma quel che ti voglio dire – continua – è che hai lasciato alla Città un patrimonio di ironia, satira, sberleffo, spernacchiando i potenti da far invidia a Sant’Agnese.  La Santa, tanto venerata dagli aquilani, con la quale ora converserai a piacimento e alla quale ordinerai anche qualche elzeviro per i tuoi “Editoriali Celesti”. Ho poco da dire a Marisa, ai tuoi figli Onorino e Carla, o ai tuoi Nipoti”.

“Loro già sanno queste cose e ti piangono e ti ricorderanno per quel che eri e sei stato. E coloro che  hanno patito le tue colonne infuocate sulle pagine de “L’Editoriale”, potranno anche tirare un sospiro di sollievo, ma di certo attraverso te hanno conosciuto una stagione dove il buon giorno significava buon giorno e buona notte veramente buona notte”.

“Domani alle 15,30 ti darò l’ultimo saluto terreno nella Basilica di San Bernardino. Te lo darò come si saluta l’amico di una vita. Un uomo da ricordare perché ci ha messo sempre la faccia e la firma e non si è mai nascosto sotto la squallida coperta che scalda gli ignavi di ogni tempo e luogo”. 

E poi l’utlimo saluto: “Riposa in Pace Peppe. E Scrivi, non smettere mai di Scrivere”.