L’AQUILA – La Chiesa, l’Università e L’Aquila Calcio. Tre realtà molto diverse tra di loro che, nelle ultime settimane, hanno segnato cambiamenti epocali salendo alla ribalta delle cronache non solo locali.

Mutamenti che hanno destato nuovi entusiasmi, prospettive nettamente più rosee e speranze rafforzate, oltre a rappresentare potenzialmente basi per la crescita sociale ed economica.

Alla guida della curia aquilana, dopo 15 anni di gestione dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Molinari, che si è dimesso per raggiunti limiti di età, 75 anni, è stato nominato l’ex vescovo di Latina, monsignor Giuseppe Petrocchi, 65, originario di Ascoli Piceno; in seno all’Ateneo aquilano, con l’elezione del nuovo rettore Paola Inverardi, termina l’era di Ferdinando Di Orio, in sella per 11 anni; per finire L’Aquila Calcio del presidente Corrado Chiodi, subentrato all’inizio della stagione a Elio Gizzi, al timone per sei anni, ma rimasto in società come amministratore e socio, dopo 9 anni, ha raggiunto l’ex C1, ora denominata Prima Divisione Lega Pro.

Si tratta di cambiamenti e accadimenti importanti i cui effetti benefici, però, vanno valutati nel tempo.

Ma nonostante le profonde differenze strutturali e vocazionali le tre istituzioni hanno insospettabili punti in comune: sia in positivo, sia in negativo.

L’aspetto positivo, innegabile, è che a pensarci bene sono destinate a essere determinanti per la ripresa e il rilancio di un territorio ancora in ginocchio per la tragedia del terremoto del 6 aprile 2009. Partendo nei propri settori di competenza ma poi mettendo a regime comune i risultati.

L’altro elemento comune è che, per diverse ragioni, tutte e tre le realtà hanno raggiunto la svolta, L’Aquila Calcio la storica e contagiosa vittoria, dopo essere state caratterizzate, la Curia e l’Università da anni, la società rossoblù da alcuni mesi, da diatribe e dissidi interni, spesso pesantissime e pubbliche.

La Curia aquilana è tornata a essere la Curia dei veleni dei tempi dell’arcivescovo monsignor Mario Peressin: dilaniata dal dualismo, diventato ben presto una guerra, tra il vescovo titolare Molinari e il suo ausiliare monsignor Giovanni D’Ercole, che il Vaticano ha inviato dopo il terremoto per contribuire alla gestione dell’immane lavoro legato all’emergenza e alla ricostruzione. Pomo della discordia gli affari del terremoto.

A monsignor Petrocchi l’onore e l’onere di ritrovare l’unità e la concordia insieme per una Chiesa più legata all’attività pastorale e molto meno agli affari.

L’Università dell’Aquila è stata segnata da profonde polemiche per la gestione molto personale di un rettore che per questioni legate all’esercizio del suo ruolo deve affrontare due processi e difendersi da altre inchieste.

Alla professoressa Inverardi, che ha intercettato il dissenso innescato all’inizio dalle battaglie del professor Sergio Tiberti, tocca ricucire i marcati strappi e rilanciare una istituzione dalla cui salute dipende molto del futuro del capoluogo.

L’Aquila Calcio, partita con i favori del pronostico e con il cambio al vertice societario, non ha mantenuto le premesse della vigilia, cambiando ben tre allenatori ma poi raggiungendo i play off, che a un certo punto sembravano a rischio, e centrando la promozione battendo Chieti e Teramo. Ridestando entusiasmi (6 mila presenze nel ritorno con gli uomini di Cappellacci), che parevano sopiti.

Ma con lo sfondo di un dualismo tra il presidente Chiodi e il suo predecessore Gizzi emerso pericolosamente nelle ultime settimane, non riescono ad andare all’unisono nemmeno saltellando con i tifosi: una diatriba che, nonostante le rassicurazioni dei due protagonisti, è tutta da chiarire, visto che, da quanto si è potuto vedere, i due hanno idee calcistiche molto diverse.

Sta ai due dimostrare, comunque, che alle parole seguano i fatti nella considerazione che i successi calcistici determinano ritorni economici ma soprattutto possono essere da stimolo alla ricostruzione e alla rinascita della città e che il momento è propizio per aprire una stagione ancora più ambiziosa.

Staremo a vedere come andrà a finire, certamente faremo il tifo per un nuovo corso pieno di soddisfazioni

Sarebbe la vittoria di una città ferita che vuole rialzarsi.