L’AQUILA – A pochi giorni dalla manifestazione di protesta di sabato 20 novembre si spacca il fronte dei sindaci dei Comuni del “cratere”.

Una partecipazione alla mobilitazione che si poteva ipotizzare compatta e completa, almeno stando agli auspici degli organizzatori, ora invece scricchiola paurosamente, mostrando qualche crepa: alcuni primi cittadini hanno dubbi e si consulteranno tra loro, molti altri non aderiranno affatto.

Un termometro più chiaro della situazione si avrà domattina alle 11 quando, nell’auditorium di palazzo Silone, i sindaci terranno una conferenza stampa per presentare un loro documento di proposte sulla ricostruzione, slegato dalla protesta.

In quell’occasione molti sindaci che, rintracciati telefonicamente, affermano dubbiosi di voler documentarsi bene prima di decidere, parleranno tra loro e sceglieranno se aderire o meno.

Qualcuno, invece, ha già deciso. Il sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, annuncia per esempio che non aderirà nessuno dei Comuni dell’area omogenea cui appartiene: oltre a Villa, Sant’Eusanio Forconese, San Demetrio ne’ Vestini, Fossa, Ocre, Barisciano, Poggio Picenze, Fagnano Alto, Fontecchio, Tione e Acciano.

“Non sono contrario – spiega – sugli obiettivi della manifestazione, condivisibili e su cui stiamo lavorando. Ma la filosofia ‘L’Aquila chiama Italia’ ha aperto a realtà che non verranno qui a manifestare pro L’Aquila, ma contro il governo. Con che criterio sono stati fatti gli inviti? Se aderisse Forza Nuova sarebbe ben accetta? Il rischio è che L’Aquila diventi un pretesto, di ‘intrupparmi’ in una cosa del genere non ci penso neanche”.

Biondi cita come esempio la manifestazione del 16 giugno, quando 20 mila aquilani hanno sfilato per le vie della città e hanno occupato l’autostrada A24. Anche quella era stata organizzata dai comitati. “È vero – ammette – ma in modo diverso. Io e gli altri sindaci abbiamo ricevuto un invito e partecipato all’assemblea organizzativa. Non c’era mica tutto questo florilegio di sigle che ci sarà sabato prossimo!”.

Critiche anche sulla proposta di legge d’iniziativa popolare. “Non mi convince – aggiunge Biondi – sia nelle premesse che nell’articolato. Per esempio, in premessa si afferma che la gestione commissariale e in deroga ha avvicinato ai centri di malaffare. Io sto operando in deroga da un anno e mezzo e al malaffare non mi sono avvicinato. Le deroghe erano inevitabili, per esempio agli strumenti urbanistici: come li avremmo realizzati altrimenti i Map?”.

Quanto al testo della legge, secondo Biondi “alcune cose sono inutili. Quando si afferma – contesta – che i sindaci debbano operare secondo trasparenza, partecipazione e legalità, è ridondante. È già scritto nel testo unico degli Enti locali e in altre norme, non ce lo devono dire i comitati. Quanto al controllo, poi, noi siamo controllati di continuo: dall’opposizione, dalla Corte dei conti, dalla magistratura”.

Un altro dei contrari è il sindaco di Cagnano Amiterno, Donato Circi. “Non sono contro iniziative che portino soluzioni – premette – ma sono contrario a iniziative organizzate dai comitati cittadini”.

“Avrei molte critiche da fare al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente – spiega Circi – ma se fosse lui come sindaco del Comune capoluogo a organizzare un corteo, sarei in prima fila al suo fianco, com’è giusto. Invece la manifestazione nasce dai comitati, che hanno un’evidente linea politica. Devo partecipare a un corteo che è politico e non istituzionale? Non mi sembra il caso”.

“Nel panorama nazionale – aggiunge Circi – si sente parlare di governo tecnico o di responsabilità in cui si stia tutti assieme. Perché questo nel ‘cratere’ non si può fare? Eppure nel corteo del 16 giugno eravamo tutti assieme”.

Corteo del 16 giugno che, però, è stato organizzato proprio dai comitati cittadini. Ma Circi non sente ragioni. “Loro – replica – erano dietro le quinte, in prima fila al casello dell’autostrada c’erano le istituzioni. Do un consiglio, facciano un passo indietro i comitati, e le istituzioni, Cialente in primis, prendano in mano la mobilitazione. Solo così avremo più voce in capitolo”.

FORZA NUOVA: ”CHE VUOLE BIONDI DA NOI?”

L’AQUILA – Un chiarimento sulla frase pubblicata oggi da AbruzzoWeb che parla di Forza Nuova e di una sua partecipazione al corteo di sabato 20 novembre.

A chiederla al sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, è Forza Nuova Abruzzo, che ha diramato una nota.

“Abbiamo appreso – si legge – che il sindaco di Villa Sant’Angelo avrebbe espresso dubbi circa un’eventuale partecipazione di Forza Nuova per la data del 20 novembre, giorno di mobilitazione popolare circa la ricostruzione post-sisma”.

“Ebbene – dicono quelli di Fn – invitiamo il sindaco a chiarire il senso delle sue affermazioni chiedendogli, qualora si ravvisasse un elemento diffamatorio nei nostri confronti, le sue scuse”.

“Al sindaco Biondi – concludono – vorremmo ricordare che Forza Nuova si attivò prontamente per fornire aiuti e solidarietà già dalle primissime ore successive al sisma e che tali gesti mai furono interpretati dalla popolazione come istigatori a sovversioni o violenze”.

BIONDI: “LA MIA SOLO UNA DOMANDA RETORICA”

L’AQUILA – “Il mio era solo un esempio, una domanda retorica”. Risponde così il sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, agli esponenti di Forza Nuova, tirati in ballo a proposito della manifestazione nazionale del 20 novembre prossimo all’Aquila.

“Non c’è nessuna questione personale contro Forza Nuova. Chiedevo, visto che il 20 saranno presenti associazioni dell’antagonismo di sinistra, se alla manifestazione sarebbe stato accettato  anche chi sta all’estremità opposta, come Forza Nuova  appunto. Era un banalissimo esempio”.

In realtà il paradosso usato dal sindaco di Villa Sant’Angelo nasconde un malumore diffuso tra alcuni sindaci del cratere sismico sulle adesioni indiscriminate alla manifestazione da parte di associazioni e movimenti del resto della penisola.

Non sono contrario – aveva dichiarato Biondi – sugli obiettivi della manifestazione, condivisibili e su cui stiamo lavorando. Ma la filosofia ‘L’Aquila chiama Italia’ ha aperto a realtà che non verranno qui a manifestare pro L’Aquila, ma contro il governo. Con che criterio sono stati fatti gli inviti? Se aderisse Forza Nuova sarebbe ben accetta? Il rischio è che L’Aquila diventi un pretesto, di ‘intrupparmi’ in una cosa del genere non ci penso neanche”.

Una provocazione che non è piaciuta ai rappresentanti di Forza Nuova che aveva invitato il primo cittadino a chiarire la sua dichiarazione: “Invitiamo il sindaco a chiarire il senso delle sue affermazioni chiedendogli, qualora si ravvisasse un elemento diffamatorio nei nostri confronti, le sue scuse”.

Scuse che non ci sono state, semplicemente perché non vi era alcuna intenzione diffamatoria.