L’AQUILA – Le ore di cassa integrazione nel settore industria crescono a dismisura nella provincia dell’Aquila. Nel 2008 le ore totali sono state 850 mila, nel 2009 7 milioni e quest’anno si prevedono oltre 10 milioni.
”Il nostro non è un grido d’allarme – ha affermato il segretario provinciale della Cgil Umberto Trasatti – in quanto è già stato lanciato tempo fa. Invece adesso vogliamo che vengano presi seri provvedimenti e non le solite promesse. I dati poi mettono in luce il fatto che la maggior parte delle ore di ’cassa’ sono state concesse da quella in deroga che è l’ultimo supporto ai lavoratori prima del licenziamento”.
Dalle ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps, nei mesi di gennaio e febbraio, si può notare il ricorso eccessivo nell’Aquilano: il monte ore è raddoppiato, passando dalle 841.348 del primo bimestre del 2010 a 1.692.118 di gennaio e febbraio di quest’anno.
Il 6 maggio prossimo la Cgil nazionale ha proclamato lo sciopero generale di 4 ore, ma Trasatti ha intenzione di far incrociare le braccia ai lavoratori della provincia aquilana per 8 ore.
“La crisi non ha colpito solo l’industria – ha proseguito Trasatti – se aggiungiamo i tagli dei precari nella sanità e quelli sui trasporti su gomma: la provincia aquilana e soprattutto il capoluogo abruzzese sono a forte rischio di spopolamento”.
Per la Cgil la situazione è determinata dal ”fallimento della gestione commissariale. Ricordo che i sindacati – ha spiegato Trasatti – insieme a tutti i soggetti interessati, hanno composto il Comitato attività produttive per lo sviluppo e l’occupazione nell’area sisma che ha elaborato un documento contenente una serie di proposte per il rilancio del comprensorio. Le nostre idee lo scorso novembre ebbero il placet del Governatore Gianni Chiodi che si fece portavoce a Roma. Ma Chiodi non ha fatto nulla. Un vero peccato, visto che si erano pensate soluzioni legate dalla zona franca a sostegno del sistema produttivo e dell’occupazione, dal credito d’imposta al finanziamento dei contratti di programma”.
“Tra l’altro – ha concluso – Chiodi dichiara sempre che ci sono delle somme non spese nell’area del ‘cratere’. Perchè allora una parte non viene spesa per il rilancio della attività produttive?” (s.cas).





