L’AQUILA – Non piace ai sindacati la scelta del Comune dell’Aquila di prorogare a scadenze sfalsate i contratti dei lavoratori a tempo determinato “precari” scaduti il 30 settembre 2015 in deroga ai paletti del “Jobs, decisione arrivata dopo un’odissea durata molti mesi e guerre politiche e dirigenziali.
Lo scorso 31 marzo l’assessore al Personale Betty Leone ha annunciato la formalizzazione della proroga, con scadenza 15 ottobre prossimo per 42 lavoratori di vari settori e 30 giugno per le insegnanti degli asili nido comunali, specificando che è “i fondi stanziati consentono, per il momento, di prorogare i contratti in questi termini”.
Ma la cosa non va bene alla sindacalista Cgil che ha seguito la vicenda, Rita Innocenzi, che peraltro ora lascerà la segreteria della Funzione pubblica provinciale per lavorare a tempo pieno nella segreteria regionale del sindacato.
“Sulla base di quale riferimento normativo si è deciso di prorogare una parte fino al 15 ottobre 2016 e 14 unità fino a giugno 2016? – si chiede polemicamente – Non era difficile fare una proroga benché rimodulando il periodo, ma uguale per tutti, come pure ci risulta abbiano richiesto alcuni assessori, ma si è scelto, ancora una volta a opera del Personale, di fare altro”, una nuova polemica contro la Leone e la dirigente del settore, Ilda Coluzzi.
LA NOTA COMPLETA
Nel sito del Comune dell’Aquila si legge un comunicato dal contenuto un pochino singolare inerente la recente proroga dei contratti di lavoro ai precari, stabilita da una delibera di Giunta anch’essa molto particolare.
Evidentemente, la materia del personale continua a essere ostile per un’amministrazione che, invece, nell’alimentare fratture e divisioni tra dipendenti continua a eccellere.
Veniamo ai fatti: la legge di stabilità 2016 ha ribadito la possibilità di prorogare, per l’intero biennio 2016-2017, i contratti a tempo determinato al personale assunto sulla base della normativa emergenziale e ciò con risorse indicate in apposite delibere Cipe.
Atteso che quanto sin qui attribuito dal Cipe al Comune dell’Aquila risulta essere di misura inferiore a quanto necessario per coprire l’intero periodo e considerato che tutti i 56 precari sono assunti sulla base della normativa emergenziale, sulla base di quale riferimento normativo si è deciso di prorogare una parte fino al 15 ottobre 2016 e 14 unità fino a giugno 2016?
Certamente non siamo degli sprovveduti e sappiamo bene che questi ultimi dipendenti corrispondono alle educatrici degli asili nido sulle quali, nonché sul servizio, a questo punto, è lecito pensare che incomba ancora una volta una ‘spada di Damocle’ e che si corra, quindi, il rischio di ripetere il film dello scorso anno quando da parte del Comune si è partiti dalla ‘impossibilità’ di prorogare per arrivare a parlare di esternalizzazioni e privatizzazioni.
Addirittura, come si ricorderà, si è arrivati poi a bandire selezioni basate su norme e risorse riferite espressamente ai precari da usare, paradossalmente, proprio a danno di questi ultimi per creare, peraltro, un nuovo bacino di precari visto il riferimento a graduatorie per contratti a tempo determinato!
Tutto ciò è stato oggetto di un ricorso al Tar che si discuterà nel merito nell’udienza del 6 aprile prossimo. Orbene, non era difficile fare una proroga benché rimodulando il periodo, ma uguale per tutti, come pure ci risulta abbiano richiesto alcuni assessori, ma si è scelto, ancora una volta a opera del Personale, di fare altro.
Evidentemente anche stavolta si sarà usato ciò che spesso ci è stato indicato come ‘buon senso’, magari come quello utilizzato per teorizzare e applicare la mancata sottoscrizione del contratto di gennaio scorso a una precaria perché in maternità, o come quel ‘buon senso’ che nel rapporto con un’altra parte di dipendenti ha impedito l’applicazione di tutti gli istituti del contratto nazionale degli enti locali al personale a tempo indeterminato assunto a seguito del Concorso Ripam, o ancora, come quel ‘buon senso’ usato, sempre su quest’ultimo personale, per forzare, chissà perché solo da quest’anno, verso l’interpretazione fantasiosa, di una circolare della Ragioneria generale dello Stato considerata Bibbia fino all’anno scorso.
Quindi, a quanto pare, a volte basta un’email di un funzionario per mandare a casa 56 persone, altre volte si introducono differenziazioni pur non previste dalle norme e, all’occorrenza, anche le norme e le circolari più chiare divengono carta straccia.
È necessaria una riflessione. In questi giorni riemergerà a livello mediatico il tema della Ricostruzione con approfondimenti di quanto nella Città dell’Aquila e nei Comuni del Cratere viviamo quotidianamente: ribadiamo ancora una volta che tutto ciò che si muove nella ricostruzione fisica, sociale ed economica ha alla base il lavoro di tutti coloro che contribuiscono al funzionamento di una intera filiera.
È urgente che si apra un tavolo di confronto che coinvolga tutti i soggetti istituzionali e che affronti le criticità che sono emerse in questi anni e che riprenda quanto contenuto nel disegno di legge Pezzopane n.1960 e rimasto ancora inevaso.



