L’AQUILA – Sono circa 800 i manufatti abusivi in legno costruiti nel post terremoto nel territorio del Comune dell’Aquila.

Il dato è riportato questa mattina sul quotidiano Il Messaggero, in cui viene specificato come 400 siano localizzate nel territorio della città capoluogo, 250 nella frazione di Paganica e altre 200 sparse nelle aree delle frazioni di Bagno, Monticchio e Pianola.

Nelle scorse settimane Prefettura, Forze dell’Ordine e Comune hanno concordato una serie di azioni per monitorare la situazione relative alle casette di legno abusive, realizzati in violazione della delibera comunale numero 57 e che, pertanto, dovrebbero essere demolite una volta che ai proprietari verrà contestata l’irregolarità dell’immobile.

Nel post terremoto, per consentire una rapida soluzione al fabbisogno di abitazioni, fu consentito di costruire casette in legno che, però, hanno poi iniziato a spuntare come funghi in maniera indiscriminata: nell’intero cratere sono circa 4 mila le realizzazioni abusive stimate; saranno i rilievi fotogrammatici dall’alto, realizzati attraverso il confronto delle immagini dall’alto pre e post sisma 2009 a stanare gli abusivi.

Al contempo verranno censite le 1.046 abitazioni costruite secondo i dettami stabiliti dalla delibera, ormai ritirata, 57.

Sulla vicenda in città nei mesi scorsi si è acceso un dibattito rovente, con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che senza mezzi termini aveva dichiarato: “Le abitazioni abusive dovranno sparire. Chi non ha rispettato le n orme sarà denunciato alla Procura della Repubblica. Abbiamo avuto 80 segnalazioni, ma i casi di abusivismo edilizio sono presumibilmente centinaia. Non abbiamo numeri certi sugli edifici non in regola ma dal confronto cartografico per gli abusivi non ci sarà scampo”.

In replica a queste affermazioni il Pdl cittadino aveva diffuso una nota in cui si sottolineava criticava “la guerra santa” contro gli abusivi intrapresa dal primo cittadino, aggiungendo: “Il problema casette, abusive e non, deve essere affrontato in maniera organica e senza spettacolarizzazioni di sorta perché, se è indubitabile che dietro alcune di esse potrebbero celarsi speculazioni, è pur vero che, per alcuni cittadini rappresentano l’unico rifugio possibile”.

Critiche erano giunte anche da Roberto Tinari della Dca: “Fare di tutta l’erba un fascio, chiedendo la rimozione di queste abitazioni abusive, è un’iniziativa generica e penalizzante per la gran parte dei nostri concittadini. Si guardi bene dove e in che modo sono stati realizzati questi manufatti – propone i consigliere – e si permetta ai proprietari di mantenerli se le regole sono state o possono ancora essere rispettate”.

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