L’AQUILA – “Non è vero che manca il personale per istruire le pratiche sulla trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà delle case costruite nelle aree del Piano di edilizia economica e popolare. Ci sono ragioni politiche, e soprattutto ci sono tanti cittadini che in realtà questa trasformazione, che ha dei costi, non la vogliono“.

A rivelarlo è il geometra Francesco Marzi, funzionario del comune dell’Aquila all’ufficio convenzioni. E la sua lettura contraddice in buona parte quanto emerso in una riunione di di metà maggio della seconda commissione territorio del Comune dell’Aquila, in merito all’annosa e spinosa vicenda delle case costruite a partire dagli anni ‘70 da cooperative su terreni Peep, concessi in convenzione dal Comune. Per avere il pieno possesso del terreno, i cittadini dovrebbero pagare un onere che aggira intorno 50 euro a metro quadro. Che frutterebbero al Comune complessivamente circa 10 milioni di euro. Ai cittadini di poter disporre pienamente del bene immobile. Ma le pratiche, ha denunciato più volte in particolare il consigliere comunale di L’Aquila Oggi Angelo Mancini, sono scandalosamente coperte dalla polvere, perché manca il personale per smaltirle, in una macchina comunale già gravata dalle pratiche della ricostruzione post sismica”. Ferme anche le pratiche di chi gli oneri gli ha già pagati, e che attende solo il riconoscimento formale del possesso della terra dove è stata costruita la loro casa.

La seconda commissione ascolterà a giorni l’assessore competente, al Demanio, Lelio De Santis, per sapere quali provvedimenti sono stati presi dalla Giunta al fine di riorganizzare gli uffici, e far esaminare finalmente le pratiche.

La causa dell’inerzia, controbatte Marzi ad Abruzzoweb, non è è però nella complessità delle pratiche e nella mancanza di personale.

“Prima del terremoto – spiega il funzionario – le procedure venivano fatte dal Settore territorio. Dove ad occuparsene c’era una sola persona. Una delibera approvata su iniziativa dei consiglieri comunali Angelo Mancini e Pierluigi Pezzopane nel 2005, ha trasferito le competenze al settore Demanio e patrimonio, trasferimento che si è concretizzato solo nel 2012. E in quel settore mi risulta che a lavorarci si sono anche i dipendenti assunti con il concorsone. Il problema dunque non è la scarsità di personale”.

Perché appunto le pratiche non sono così complesse come si potrebbe pensare.

“Una volta stabilito il valore del terreno dell’Agenzia del territorio – spiega Marzi – gli uffici devono verificare l’avvenuta cessione di verde pubblico e parcheggi, il verbale di collaudo delle opere di urbanizzazione, e poi tutto pronto per atto la giunta. E approvata la delibera, il cittadino può andare dal notaio per redigere l’atto di trasformazione da diritto di superficie a diritto di proprietà. Un iter – aggiunge Marzi – che può concludersi nell’arco di un anno, e anche meno perché una volta stabilito lo standard le pratiche sono come le ciliegie, una tira l’altra”

Cosa impedisce allora di cogliere le ciliegie, ovvero, fuor di metafora,  di far incassare al Comune milioni di euro di oneri?

Marzi non risponde direttamente, ma un indizio lo offre.

“Quando mi occupavo di queste pratiche – racconta Marzi – ho inviato lettere a tutti i cittadini e cooperative edilizie interessate alla trasformazione urbanistica, per sondare le loro intenzioni. Ebbene, non ha risposto quasi nessuno. La verità è dunque che non c’è affatto volontà di entrare in possesso di questi terreni, perché questo significa dover pagare decine di migliaia di euro di oneri”.

E allora il cerchio si chiude: visto che i cittadini interessati alla questione sono tanti, centiaia e centinaia, e vanno a votare.

La politica cittadina potrebbe essersi ben guardata dunque dal pigiare il piede sull’acceleratore al fine di incassare i milioni di euro di oneri, imponendo la trasformazione urbanistica, come potrebbe essere nei suoi poteri.

“Nulla è cambiato dopo il terremoto – aggiunge Marzi – quando le abitazioni inagibili realizzate su area Peep hanno comunque ottenuto i contributi per la ricostruzione, pur non avendo la documentazione necessaria richiesta, in primis il certificato di collaudo per le opere di urbanizzazione. Secondo me contributi concessi dunque con dubbia legittimità”.

Il funzionario Marzi aveva a tal proposito messo nero su bianco le sue perplessità in una lettera al presidente della seconda commissione Territorio Enrico Perilli, al sindaco Massimo Cialente, al vicesindaco Nicola Trifuoggi.

Perilli ha risposto, interpellato da Abruzzoweb che “la legge non nega il contributo a questa tipologia di abitazioni, ma solo alle abitazioni abusive, e ai beni fatiscenti”.