L’AQUILA – La direzione regionale per i Beni culturali non bloccherà con un vincolo la ricostruzione di un palazzo da abbattere nella periferia Ovest dell’Aquila allo scopo di “liberare” l’area che si trova immediatamente davanti la storica Porta Barete dell’antica cinta muraria cittadina, oggetto di un progetto di riqualificazione dell’amministrazione comunale.

A smentire l’ipotesi di questo “atto di forza” che si era diffusa nelle scorse settimane è, ai microfoni di AbruzzoWeb, il direttore regionale Fabrizio Magani che taglia corto: “Il regime vincolistico al momento non è mai stato toccato, non abbiamo in mente di fare nulla di tutto ciò”.

E nell’ambito del dibattito generale sulla ricostruzione pubblica che tocchi interessi privati, invita il Comune a spicciarsi con il solo strumento che può dirimere tutto, il nuovo piano regolatore generale, promesso dal sindaco, Massimo Cialente, entro l’estate 2014.

Ciò non toglie che, per il direttore, sia stata “ampiamente prevista” una discussione su Porta Barete “nell’ambito del progetto sulle mura, che tra l’altro è a uno stato molto avanzato perché abbiamo impegnato tutti i fondi”.

Che cosa accadrà allora? “So che la Soprintendenza archeologica, grazie anche alla disponibilità di chi sta lavorando in quell’area, potrà fare un’assistenza alla demolizione e quindi verificare se ci sono effettivamente dei resti e magari farla diventare in futuro uno scavo un po’ più evoluto – prospetta Magani – ma questo non significa che ci siano vincoli nuovi”.

L’altolà di Magani rallenta la strada, che fin qui sembrava spianata, per la realizzazione del progetto pensato dal nunzio apostolico in Serbia monsignor Orlando Antonini e sposato dal Comune: l’accorciamento di via Roma (già in corso) con il successivo abbattimento del ponte di via Vicentini e l’ingresso alla città da una allargata via dei Marsi.

La Porta Barete “interna” non esiste più, distrutta dal sisma del 1703 e mai più ricostruita, ma c’è ancora tutto l’antemurale che aveva due torri angolari a destra e sinistra e l’antiporta, questa in particolare attualmente murata e coperta dai puntellamenti dei vigili del fuoco.

È questa la porta che si vorrebbe riscoprire e liberare dalla presenza del palazzo, che dovrebbe essere buttato giù e ricostruito, fino a oggi si era ipotizzato con il blocco del processo di “sostituzione edilizia” alla sola demolizione, evitando la nuova edificazione grazie al vincolo.

Gli appartamenti degli aquilani coinvolti verrebbero delocalizzati altrove con un premio del 20% in più di cubatura, sfruttando le chance offerte dal “piano casa” del Consiglio regionale recentemente recepito dall’amministrazione comunale.

Ma per Magani così non si fa, bisognerà pensarla meglio. Per la gioia dei cittadini residenti che hanno scritto allarmati a questo giornale dopo la diffusione della notizia, invocando trasparenza e partecipazione prima di azzardare questo sconvolgimento e minacciando la resistenza a oltranza anche tramite vie giudiziarie.

Sempre a partire da questo caso nei giorni scorsi il sindaco Cialente ha invitato nuovamente in città il ministro dei Beni culturali Massimo Bray, al quale vuole chiedere sostanzialmente se in nome della ricostruzione di una città più bella nelle sue eccellenze culturali pubbliche possono essere toccati i delicatissimi interessi privati: quell’urbanistica “impositiva” che anche solo a nominarla fa sudare freddo e perdere consenso elettorale.

“Cialente, con il quale ho parlato, apre un fronte complesso e articolato e si domanda responsabilmente che tipo di futuro potrà avere questa città composta in gran parte dal suo patrimonio culturale”, ammette Magani.

“In questo anno e mezzo, da quando siamo tornati a governare i beni culturali, abbiamo creato tutte le condizioni di base, anche di tipo normativo per garantire il massimo di tutela – sottolinea – Mi riferisco ai temi del centro storico-paesaggio che permette un grado di tutela ulteriore”.

Ma poi il direttore regionale sottolinea che “l’altra strumentazione legislativa che ha il nostro sostegno deve a mio avviso necessariamente venire dal Comune: strumenti di varia natura che dovrebbero consentire quel grado di conservazione che tutti ci aspettiamo in una città storica”.

“Cialente ha anche parlato di errori nel passato, tutti noi li vediamo, però credo che sia arrivato anche il momento di ragionare sulla città, a chi servirà? La storia del passato la conosciamo tutti – conclude – dobbiamo farla diventare una storia per il futuro”.