L’AQUILA – “Stiamo pensando di prevedere una ricompensa per chiunque porti informazioni utili all’indagine. Nei prossimi giorni, anche con l’aiuto di amici, conoscenti, associazioni che mi hanno supportato e che stanno sposando la mia causa, diramerò un comunicato per chiarire l’entità e le modalità del compenso”.

Così Carla Liberatore, proprietaria di uno dei due cani torturati e uccisi nella zona delle case popolari di Arischia (L’Aquila), ritrovati lo scorso 9 febbraio.

“Purtroppo non ho potuto sporgere denuncia – spiega ad AbruzzoWeb – il mio cane ancora non aveva il chip, era un piccolo randagio che avevo tolto dalla strada e, proprio in questo periodo stavo procedendo alle vaccinazioni e all’inserimento del chip per rendere la mia adozione ufficiale a tutti gli effetti”.

Non avendo la possibilità di sporgere denuncia, la donna si è presentata di sua spontanea volontà ai vigili urbani di Pizzoli (L’Aquila) per una deposizione come persona informata dei fatti. La proprietaria dell’altro cane, invece, non ha voluto sporgere denuncia, si ignorano al momento le motivazioni.

Nonostante la mancanza di una denuncia formale, comunque, le indagini vanno avanti.

“I vigili del fuoco – spiega la Liberatore – stanno continuando con dei rilevamenti sul luogo. Da esami più approfonditi pare che i due cani siano stati torturati e uccisi in un luogo diverso rispetto a quello dove sono stati ritrovati i corpi”.

Mentre si attende il referto dell’autopsia sembra sempre più evidente la natura premeditata del gesto. “Sono molti gli elementi che ci lasciano pensare che queste atrocità sono state progettate e organizzate prima di essere messe in pratica, a mente lucida”, afferma la donna.