L’AQUILA – “Il Centro democratico propone, in attesa o in alternativa alla modifica della Legge di stabilità, di chiedere di integrare i criteri di gestione dei 100 milioni per lo Sviluppo nell’area del sisma prevedendo una finalizzazione specifica per i settori ad alta intensità di personale, non solo i call center”.

Lo scrive in una nota Venanzio Cretarola, coordinatore provinciale del Centro democratico.

“Il Consiglio provinciale dell’Aquila – si legge nel comunicato – ha approvato una mozione (presentata dal consigliere Pierpaolo Pietrucci, ndr), che ‘apparentemente’ punta ad aiutare i call center aquilani. Si tratta della stessa mozione che il Consiglio comunale dell’Aquila ha discusso, e opportunamente accantonato su nostra iniziativa, un mese fa. In entrambi i casi pur con finalità apprezzabili, in realtà li si penalizza. È singolare che sia stata approvata all’unanimità, quindi anche da partiti che invece in Consiglio comunale l’hanno contestata fermamente”.

“La mozione è formulata in maniera inaccettabile, anche sotto il profilo della legittimità, ed ha un effetto addirittura controproducente, somigliando troppo ad una sorta di ‘raccomandazione’ per l’affidamento alle aziende aquilane anche di commesse di lavoro pubblico”, afferma Cretarola.

“La proposta presentata – polemizza – contiene invece iniziative che concretamente ed immediatamente è possibile portare avanti, non limitandosi ad iniziative ‘mediatiche’ senza prospettive di successo. Iniziative che non è possibile finalizzare ‘esclusivamente’ ai Call center aquilani, ovviamente, ma che creino le condizioni per l’aumento o la creazione di occupazione nei settori a più alta intensità di personale”.

Secondo Cretarola, “ciò che si continua ad ignorare invece è la necessità di contestare decisamente l’emendamento che proprio il Partito democratico ha fatto inserire nella Legge di Stabilità 2014, che addirittura mette fuori mercato per 3 anni tutti i call center aquilani, in maniera secondo noi illegittima. Il Comma 22 dell’articolo 1 prevede incentivi per 3 anni (riduzione del 10 per cento del costo lavoro) esclusivamente a favore dei call center che hanno effettuato stabilizzazioni nel 2008, con evidenti profili di illegittimità sia in base alle norme nazionali che ai regolamenti europei in materia di concorrenza”.

“La norma, infatti, stabilendo criteri ‘retroattivi’, non assicura parità di trattamento, non permettendo a tutte le aziende del settore di richiedere ed ottenere l’incentivo ed escludendo anche le aziende che già dal 2008 avevano trasformato i contratti a progetto o stipulato direttamente contratti di lavoro subordinato”, afferma ancora. 

“Sostanzialmente con questa norma si penalizzano le aziende più ‘corrette’ e si premiano quelle meno ‘corrette’, a scapito dei lavoratori. I contact center aquilani vengono così posti in condizioni di svantaggio concorrenziale per 3 anni”, conclude la nota.