L’AQUILA – Si schianta con l’auto in una serie di buche insidiose non segnalate in via Rocco Carabba, alcune anche di 12 centimetri, vicino a Brico, e il Comune dell’Aquila, alla sua richiesta di danni di circa 8mila euro per riparare la Bmw non si oppone ma invia tutto al broker di Milano M.a.r.s.h. con cui l’ente ha un accordo. E qui inizia l’odissea che va avanti da quasi due anni contro la burocrazia. Finora niente rimborso.
Passa un anno con le diverse ma poco chiare richieste del broker a cui lo sfortunato conducente ha inviato puntualmente per pec e per posta normale, oltre una trentina. Dopo moltissimi mesi, l’interlocutore del broker, c(difficile da contattare) ha mandato una mail al proprietario della Bmw 530 m sport xdrive, scrivendo che il Comune non intende pagare, ma che ci si deve rivolgere alla ditta di Roma che stava facendo i lavori.
Lo sfortunato conducente racconta di avere chiamato diverse volte telefonicamente il geometra della ditta, il quale lo avrebbe assicurati che si sarebbe risolto il tutto entro breve. Ma dopo un paio di chiamate nessuna risposta.
Il Comune ha inviato una pec alla società di Roma e al proprietario della Bmw dopo più di un anno. A questo punto il proprietario della Bmw si è rivolto a ad un responsabile del Comune per chiedere lumi. Solo allora, tramite pec il responsabile del lavoro (rup) ha inviato una nota allo sfortunato proprietario e alla società di Roma che stava effettuando i lavori per l’apertura della pratica di risarcimento dell’incidente stradale.
Nel contenuto della pec, il Comune afferma che a pagare deve essere la ditta che stava lavorando lì visto che il cantiere non era ancora concluso e al conducente è stato suggerito di contattare una assicurazione collegata con l’ente: sta di fatto che sono passati quasi due anni e l’automobilista non vede ancora un soldo ma è deciso a fare anche esposti a prefetto, questura e presso la Procura della Repubblica per via di questi rimpalli di responsabilità. Finora ha inviato circa oltre 30 pec, spedito il verbale della Polizia che ha eseguito i rilievi, risposto ai chiarimenti richiesti piu’ “insoliti”, inviato fotografie e dichiarazioni ma senza nessun esito.
“Ho richiesto ai sensi della legge 241 del 90, con sue successive modificazioni ed integrazioni tutte, nonche’ la 142, che regola i rapporti con gli enti locali”, dice il richiedente del risarcimento, “la copia del verbale della polizia dopo 15 giorni. Ho presenta il visto per richiedere i danni!.
E prosegue: “Qui inizia la mia via crucis. Ogni volta mi chiedevano documenti, foto, accertamenti, dichiarazioni e quant’altro. Secondo un loro responsabile, infatti ero io che dovevo inviare gli accertamenti della polizia, la richiesta di risarcimento…una strategia ad hoc per scoraggiare il danneggiato. Dopo un anno e non so quante centinaia di botta e risposta, mi scrivono che il Comune non intendeva pagare. Perché deve essere la società che stava facendo i lavori in quanto risultava ancora cantiere. Senza segnalazione di nessun tipo. Prima domanda: perché “soltanto” dopo quasi 2 anni mi si dice che non è il Comune che deve risarcire e dopo un anno mi indicano chi deve pagare? Così funzionano i risarcimenti? E’ del tutto corretto?”. (g,g.)






