L’AQUILA – “Diciamo basta a scuole di latta”, “ricostruite a 14 anni dal sisma le scuole vere!”, “migliorate i trasporti!”.
Questo hanno urlato forte e chiaro un gruppo di genitori, sotto palazzo Fibbioni, sede del comune capoluogo di regione, per chiedere certezze sul futuro delle studentesse e degli studenti.
“Dobbiamo adeguare i nostri spazi, che sono sempre più ridotti, sempre più esigui, anche la didattica quando vuole essere di eccellenza passa attraverso le strutture scolastiche”, ha detto l’insegnante Silvia Frezza.
Chiara Pupi, rappresentante dei genitori dell’Istituto Rodari, ha aggiunto: “Chiediamo ovviamente in primis che si instauri un percorso condiviso di ricostruzione delle scuole, perché non è giusto che i nostri bambini siano ancora rinchiusi nei musp. E’ necessario anche implementare la qualità dei servizi, avere delle dei piazzali puliti, contribuire al miglioramento dei servizi mensa.”
Commenta Nello Avellani, giornalista ed esponente del Pd: “ovviamente, il sindaco Biondi e la sua giunta non si sono degnati di scendere dalle loro stanze chiuse per ascoltare le ragioni dei genitori che hanno organizzato la manifestazione. Un primo passo importante, per riaccendere i riflettori su una tematica strategica per il futuro della città”.
Presente le opposizioni in consiglio comunale, Stefania Pezzopane e Stefano Albano, Paolo Romano e Simona Giannangeli. e il consigliere regionale del Pd, Pierpaolo Pietrucci.
IL DOCUMENTO DEI MANIFESTANTI
A partire dalla ricostruzione ferma a quel fatidico 2009 e che, ad oggi, ancora non vede né una programmazione né un’idea che possa restituire dignità a bambine e bambini, ragazze e ragazzi dopo 14 anni ancora chiusi per la maggior parte in strutture “di latta” o non adeguate ad una scuola proiettata al futuro. La quasi la totalità degli istituti scolastici della città vive una situazione di stallo, dopo anni di articoli di stampa, passaggi diretti in comune, segnalazioni alla commissione mensa scolastica e alla ASL e interlocuzioni con la polizia municipale, è giunto il momento di lanciare un’azione forte nella quale tutte e tutti possano dare il proprio contributo.
Quello di Sassa è un Istituto ‘di periferia’, se così può essere chiamata una zona residenziale che si trova ad appena 10 minuti dal centro storico e in piena crescita demografica. La nostra zona, come tante altre, sembra dimenticata da un’amministrazione comunale che non riesce ad essere reattiva e proattiva nel gestire vecchie e nuove necessità che si incontrano nel corso dell’anno scolastico. Da qui la necessità di dare voce all’intera popolazione che fruisce dei servizi scolastici in ogni ordine e grado di scuola, perché c’è un lungo elenco di situazioni su cui porre attenzione.
Chiediamo condivisione del messaggio che tale iniziativa porta e che sia compreso e rispettato nel modo corretto. Non vogliamo bandiere né strumentalizzazioni; anzi, chiamiamo a raccolta non solo genitori e nonni, ma anche le Istituzioni, le rappresentanze politiche, le associazioni che si occupano del mondo scolastico.






